Riforme, Verdini è determinante a Palazzo Madama. L’ok al ddl Boschi arriva grazie ai suoi voti e a quelli dei tosiani. Per Renzi c’è poco da festeggiare

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Ai toni trionfalistici usati in aula dal premier, Matteo Renzi, non ha corrisposto l’esito del voto per la riforma costituzionale al terzo passaggio in Senato. A risultare determinanti sono stati i voti dei verdiniani e dei tosiani. La riforma ha incassato l’ok di Palazzo Madama con 180 sì, 112 no e un astenuto. Un no in casa Pd da Walter Tocci. Non hanno preso parte al voto invece Renato Turano e Felice Casson. Sono 17 i sì arrivati dal gruppo di Verdini, insieme ai 3 delle senatrici legate all’ex leghista Flavio Tosi e a due dissidenti di Forza Italia, Riccardo Villari (ex Pd) e Bernabò Bocca. Senza questi 22 voti la riforma Boschi si sarebbe fermata a quota 158, tre voti in meno del quorum fissato a 161. Un particolare non di poco conto che peserà notevolmente sugli equilibri di Palazzo Madama. Il senatore verdiniano Lucio Barani lo ha voluto sottolineare: “”I nostri voti sono stati determinanti”. E chiedendo, poi, alcune modifiche all’Italicum, su tutte l’ampliamento del premio di maggioranza alla lista vincente. Se c’è la pressione da parte degli acquisiti in maggioranza, c’è anche quella di casa dem. Con la sinistra Pd che evidenzia i rischi per il futuro dell’esecutivo. A parlare è Miguel Gotor: “Questi risultati aprono la strada a una stagione di trasformismo e annunciano una lunga e profonda palude in cui il Pd non può e non deve smarrire la propria identità riformista di forza di centrosinistra”.