Rimborsi ai partiti e abolizione delle Province: per Fraccaro (M5S) è un inganno

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di Vittorio Pezzuto

«E vi sorprendete ancora? Sono 8 mesi che assistiamo a questa tecnica collaudata del rinvio a oltranza» ci dice Riccardo Fraccaro, deputato del Movimento 5 Stelle e segretario dell’Ufficio di presidenza di Montecitorio commentando la ‘notizia’ che la legge sui rimborsi elettorali slitta all’anno prossimo. «Già alla Camera hanno cercato con ogni mezzo di dilatare i tempi della discussione e della votazione del testo adesso al Senato. Questi partiti continuano a spartirsi per intero i soldi pubblici che in campagna elettorale avevano solennemente promesso di eliminare. E il testo che ancora non stanno votando prevede che questo accadrà soltanto nel 2018. Anche in quel caso verrebbe tradito il referendum del 1993: infatti entrerebbero in vigore aiuti pubblici indiretti che toglierebbero risorse allo Stato sotto forma di agevolazioni fiscali per i sostenitori privati dei partiti. Lo scandalo è che in tal caso sono previste deduzioni anche fino al 50%, assolutamente superiori a quelle previste per il pagamento della retta d’asilo o per il finanziamento di una Onlus… È insomma tutta una presa in giro, emblematica del modo di fare politica che ha la partitocrazia. Usano sempre lo stesso trucco».
E sarebbe?
«Scrivono una proposta di legge dai contenuti irricevibili e la mascherano con un titolo accattivante che ne copre le reali intenzioni. Un esempio? Il titolo che indica l’abolizione delle Province nasconde poi un articolato che al contrario aumenta gli Enti intermedi (con la creazione delle città metropolitane) e i costi complessivi per lo Stato. Ecco perché mi metto le mani nei capelli quando sento il Pd parlare di “governo del fare”… Questi più fanno e più danno creano al Paese».
Grillo ha recentemente proposto il vincolo di mandato per i parlamentari. Una soluzione adottata a suo tempo solo in Unione sovietica.
«No, in realtà intendiamo solo affermare un principio che abbiamo codificato all’interno della nostra proposta di legge elettorale. In sostanza prevediamo che il singolo parlamentare, eletto con le preferenze in circoscrizioni molto ridotte, sia costretto a restare a stretto contatto con l’elettore. Per noi il vincolo di mandato attiene all’azione sul territorio. Anche perché oggi la regola è quella di un trasformismo che spesso viene addirittura premiato».
Proponete quindi una legge elettorale di tipo proporzionale?
«In realtà la recente sentenza della Consulta mette in secondo piano anche la nostra proposta, strutturata sul modello svizzero. Delle due l’una: o andiamo subito al voto con il Porcellum così come è stato modificato oppure applichiamo il Mattarellum, che personalmente non mi piace ma che resta l’ultima legge elettorale approvata da un Parlamento legittimo. C’è anche una terza via».
E quale sarebbe?
«Approvare una legge del tutto nuova ma che per essere valida andrebbe sottoposta al vaglio di un referendum popolare».
Ma un simile strumento non esiste.
«Mica vero. Al Senato è già stata prevista la possibilità di referendum consultivi che potranno essere attivati solo dopo l’approvazione di una legge applicativa. Per farla basterebbero pochi giorni».
L’appello di Grillo alla polizia perché non protegga più i politici non è stato un escamotage retorico per evitare di restare scavalcati dal movimento dei Forconi?
«Non credo proprio».
Vi siete beccati il loro Vaffa e l’accusa di far parte anche voi della casta. A riprova che nella vita si trova sempre qualcuno più estremista di te.
«Di estremo in noi c’è solo il buon senso. Il M5S nasce per tradurre in proposte concrete la disperazione e il malcontento diffuso nel Paese. Ieri sono sceso tra i manifestanti e ho proposto loro di sostenere la nostra battaglia per il reddito di cittadinanza per uscire finalmente dal ricatto del lavoro».
Ricatto?
«Certo, oggi con la precarietà e la disoccupazione non vediamo più il lavoro come uno strumento per vivere meglio, ma solo come una necessità impellente per sopravvivere. E quando questo non c’è più si perde tutto, anche la propria dignità. Per salvare i potenziali suicidi e riuscire finalmente a respirare occorre quindi introdurre questa riforma, che ci viene peraltro richiesta dalla stessa Europa. Non significa concedere un sussidio a vita ma far sì che lo Stato ti assicuri comunque un tetto e qualcosa da mangiare per te e i tuoi figli, dandoti il tempo di trovare un altro lavoro. Su cos’altro altrimenti si dovrebbe basare il contratto sociale tra cittadini e Stato?».