Rimborsi, le Asl si dimenticano le farmacie

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di Angelo Perfetti

Circa cinquanta sentenze in due giorni. Sono quelle emesse dal Tar del Lazio contro la Asl Roma C, quella che presiede al pagamento delle farmacie per i cosiddetti risarcimenti, ossia le somme dovuto a fronte dei farmaci venduti e facenti parti delle prescrizioni da Servizio sanitario nazionale. Beneficiarie sono circa 200 farmacie della Capitale che sono state costrette a rivolgersi al Tribunale amministrativo regionale per ottenere le somme che la Asl “dimentica” di dare”. Altro che rimborsi della pubblica amministrazione, qui un’intera categoria deve lottare prima per veder riconosciuti i propri crediti e poi per farsi pagare gli interessi. Il tutto mentre, in mancanza dei soldi che gli sarebbero spettati di diritto, è costretta a fare fronte alle spese di gestione delle farmacie. Si dirà: è una categoria che può permettersi anche di aspettare. La replica è semplice: non solo qui si parla di diritto, e su questo piano c’è poco da discutere, ma non è neanche vero che i farmacisti non vadano in crisi. Stiamo parlando infatti di cifre che oscillano tra i 40 mila e i 120 mila euro per ogni richiesta di rimborso, ed è chiaro che se la Asl slitta il pagamento per quattro mesi ualunque attività rischia di andare in crisi, anche la più florida. Detto questo, vediamo cosa accade. Le farmacie chiedono periodicamente il rimborso, e la Asl regolarmente… non paga. “Pensi – spiega l’avvocato Giuseppe Lepore, che con il suo studio assiste circa 200 farmacie – che ormai è diventata prassi chiedere il rimborso e quasi contestualmente fare il decreto ingiuntivo. tanto è prassi il mancato pagamento”. Dunque azione giudiziaria per veder riconosciuto un proprio diritto. E poi? LA Asl paga, ma solo il debito netto, dimenticando di pagare interessi e rivalutazione. Altri soldi che i farmacisti devono riconquistare a suon di carte bollate, e si arriva così ai ricorsi al Tar. Che non può che condannare la Asl al pagamento di tutto quanto dovuto (tanto che la Asl neanche si presenta mai in giudizio), con ulteriore dispendio di soldi pubblici. Se mettiamo infatti come base mille euro per un mancato pagamento degli interessi, la sentenza negativa più le spese processuali raddoppiano se non addirittura quadruplicano ciò che effettivamente uscirà dalle casse pubbliche. Uno spreco. L’ennesimo.

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