Ripartire dopo le urne. La posta in gioco è il futuro del Governo. Archiviate le Europee la maggioranza può ricompattarsi sui punti del contratto. E sono in sospeso sicurezza e famiglia

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Al netto degli insulti volati tra gli alleati di governo, dopo il 26 maggio, almeno a parole, tutti confidano in una ripartenza, lasciandosi alle spalle i veleni della campagna elettorale. La domanda, però, non è solo se sarà possibile andare avanti, ma su quali basi eventualmente procedere. Leghisti e pentastellati concordano: le ragioni dello stare insieme andranno ritrovate nel contratto di governo. Sebbene Luigi Di Maio non faccia mistero di un sospetto: “Non escludo che la Lega stia affrontando queste elezioni per sfiduciare Conte, se lo dice Giorgetti allora può essere – taglia corto il leader M5S a Porta a Porta -. Se vogliamo parlare di poltrone si è sbagliato Movimento. Alla Lega dico di parlare meno di poltrone e di pensare di più al Paese”.

PUNTATE E RILANCI. Usando una metafora calcistica, non sono da escludere gli attacchi di una squadra e gli improvvisi contropiedi dell’altra. Ovvero alla promozione di un provvedimento caro alla Lega, il Movimento risponderà rilanciando con proposte e temi che rientrano nel loro core business. Si ripartirà da dove si era rimasti: sicurezza bis e famiglia. La tregua siglata mercoledì, con la salita al Colle del premier Giuseppe Conte e del vicepremier Matteo Salvini, ha stabilito che l’approvazione del decreto caro al Carroccio slitti a dopo le Europee. E su questo rimane alta l’attenzione dei 5S sui rimpatri.

Contestualmente al Cdm che darà il via libera al decreto sicurezza ci sarà il provvedimento caro ai grillini per sostenere chi vuole fare figli. “Per me quei soldi non si toccano, vanno alle famiglie”, replica a muso duro il capo politico M5S Di Maio al viceministro leghista dell’Economia, Massimo Garavaglia, che aveva proposto di utilizzare il miliardo risparmiato dal Reddito di cittadinanza a riduzione del deficit. Alla flat tax e alle autonomie su cui insiste la Lega, il M5S risponderà con il salario minimo e la lotta alla corruzione (dalle misure sul conflitto di interessi alla galera per gli evasori).

NODI SUL TAVOLO. La Lega punta sull’introduzione della tassa piatta. In questo caso le divergenze con il Movimento Cinque Stelle stanno nelle coperture. “Non permetterò che si faccia aumentando l’Iva, chi propone la flat tax indichi pure le coperture”, specifica Di Maio ribadendo che ad avvantaggiarsene dovrà essere il ceto medio e non i ricchi. Il leader della Lega vuole l’autonomia differenziata, M5S sarà pronto a vigilare perché non si allarghi il divario tra Nord e Sud e non si creino disparità su scuola e sanità. Stessa diffidenza ostenta il Carroccio sul conflitto d’interesse e il salario minimo cari ai 5S. Ma c’è da giurare che i due alleati sono pronti a sfidarsi sulle loro battaglie identitarie. A condizione che siano contemplate dal contratto di governo. Non è così per altre proposte. Vedi l’abolizione dell’abuso d’ufficio suggerito dalla Lega, poi parzialmente corretto con la volontà di procedere solo a modifiche. Proposta che Di Maio boccia con un “più lavoro e meno stronzate”.