Ripartito l’esodo dei migranti. E Lampedusa è già al collasso. Solo ieri arrivati 116 disperati su barchini di fortuna. Più di 200 le persone nell’hotspot da 90 posti

di Nicola Scuderi
Cronaca

Con il bel tempo, la ripresa delle traversate di chi cerca fortuna dal nord Africa non poteva che riprendere vigore. Ma pochi si sarebbero aspettati che, in nemmeno un giorno, ben 116 disperati raggiungessero le coste di Lampedusa sui famosi e tristemente noti barchini di fortuna. Un numero enorme che sta mettendo in difficoltà l’hotspot locale che a fronte di capienza massima di 90 posti, da ieri ospita addirittura 203 persone. Sovraffollamento che, specie in tempi di Covid-19, preoccupa i residenti e l’amministrazione locale per via dei possibili contagi che possono causare.

Proprio per questo è stata subito messa in moto la macchina dei trasferimenti, con 80 persone che saranno imbarcate sul traghetto per Porto Empedocle. Ma il peggio rischia di non essere ancora arrivato perché nel Mediterraneo continuano a imperversare anche le navi delle Ong che si stanno trovando davanti agli occhi un’esodo senza precedenti tanto che sulla Ocean Viking, con gli altri 16 migranti salvati ieri dalle carrette del mare a circa 40 miglia nautiche da Lampedusa, sono ben 180 le persone a bordo in attesa di un porto sicuro da più di 8 giorni. Altri 43 naufraghi, invece, sono stati salvati dalla nave Mare Jonio e subito fatti sbarcare, dopo l’ok del governo, al porto di Augusta.

“Abbiamo inviato cinque richieste alle autorità marittime italiane e maltesi – fanno sapere dalla Ong Sos Mediterranee in merito alla situazione della Ocean Viking – per l’assegnazione di un porto di sbarco finora non abbiamo ricevuto risposte eccetto due, negative. I sopravvissuti hanno detto alle nostre squadre di aver trascorso da due a cinque giorni in mare prima di essere soccorsi dalla Ocean Viking. Ciò significa che alcuni dei 180 sopravvissuti sono in condizioni precarie in mare da più di 8 giorni. Questa situazione è inaccettabile. Dov’è finito l’accordo di Malta del 2019 per il trasferimento delle persone salvate in mare?”.

“Gli Stati membri dell’Unione Europea – aggiungono dalla Ong – sono consapevoli del fatto che la gente ha continuato a fuggire dalla Libia su imbarcazioni non sicure per tutta la durata della crisi Covid-19 che ha colpito l’Europa in primavera e indipendentemente dall’assenza di navi dedicate alla ricerca e al salvataggio nel Mediterraneo centrale. Non solo la mancanza di capacità di ricerca e salvataggio per salvare vite umane in mare continua, ma l’Ue non riesce a garantire la sicurezza ai pochi che sono stati salvati da una nave di una Ong che cerca di colmare la lacuna del Sar”.

Ad aggravare la situazione c’è anche il focolaio di covid-19 scoppiato a bordo della nave-quarantena, Moby Zazà, ancorata nella rada di Porto Empedocle. Al momento i contagiati sono 30 a cui si aggiungono altri due casi, scoperti nei giorni scorsi, per i quali è stato necessario il trasferimento e il ricovero nel reparto Malattie Infettive del Sant’Elia di Caltanissetta. Come da protocolli del Viminale, tutti i positivi sono stati alloggiati in una speciale area dell’imbarcazione, per la precisione il ponte 7, diventata la zona rossa del traghetto in cui, tanto per intenderci, il personale medico può entrare solo se adeguatamente protetto dal rischio infezione.

Un’emergenza, quella degli sbarchi, che non può pesare sulle sole spalle dell’Italia come è tornato a dire il ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, che in ha detto: “In Ue non accetteremo passi indietro rispetto accordo Malta”. Per questo il Viminale intende preparare un regolamento comune europeo sulle Ong, in altre parole un protocollo operativo che verrà “inviato a tutti i 27 Paesi per il superamento del principio di responsabilità dello Stato di primo approdo e regole per le navi private”.