Risalgono i contagi in Italia: ora il virus fa più paura. Decessi al minimo, ma il virus continua a circolare. Tornano a riempirsi pure le terapie intensive

dalla Redazione
Cronaca

Non è ancora chiaro se è già arrivata la temuta seconda ondata di contagi da coronavirus, ma i casi di positività al Covid-19 in Italia sono tornati ad aumentare. Nelle ultime 24 ore, in base ai dati del Ministero della salute, sono stati 386, mentre mercoledì si erano fermati a 289. Una situazione che preoccupa gli esperti e induce alla massima cautela.

IL MONITORAGGIO. Ieri è stato registrato un aumento di nuovi positivi, ma fortunatamente sono in brusco calo i decessi, che sono stati soltanto tre, la metà rispetto al giorno precedente e il numero più basso da quando è scoppiata l’emergenza. Il totale dei morti dall’inizio della pandemia arriva così a 35.132 e quello dei guariti a 199.796, 765 quelli registrati nelle ultime 24 ore. I tamponi effettuati sono stati inoltre 61.858, oltre 5mila più del giorno precedente. I nuovi casi si registrano soprattutto in Veneto (+112) e in Lombardia (+88), dunque ancora nelle due regioni del Nord dove il Covid-19 ha colpito sin dall’inizio con maggiore forza. Altri 39 casi sono poi stati registrati in Sicilia e 35 in Emilia Romagna. Nessun contagio poi in Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Molise e Basilicata. Nelle due province autonome di Trento e Bolzano sono stati invece registrati 3 contagi ciascuna. Purtroppo però, e anche tale particolare desta preoccupazione, è tornato a crescere anche il numero dei pazienti in terapia intensiva, che in 24 ore passano da 38 a 47. E sono in aumento pure i ricoverati con sintomi (+31), che sono ora 748, mentre le persone in isolamento domiciliare sono 11.435 (-412). Gli attualmente positivi infine sono 12.230 (-386). Una situazione che non fa stare tranquilli gli esperti del Comitato tecnico-scientifico del Governo. I dati degli ultimi giorni, specificano, “destano preoccupazione e richiedono la massima attenzione da parte di tutti”.

LE RACCOMANDAZIONI. Sottolineano quindi che sia il sistema sanitario che quello per individuare i nuovi focolai “stanno funzionando bene e per il momento non ci sono criticità”. “Il trend dei contagi è in crescita – aggiungono – ed esiste il rischio che la situazione possa sfuggire di mano come avvenuto già in altri Paesi europei ed extraeuropei”. Per questo ribadiscono l’importanza di prestare “massima attenzione” al rispetto delle misure di prevenzione, dal distanziamento sociale all’uso della mascherina, fino al divieto di assembramento.

IL FUTURO. Intanto il viceministro alla salute, Pierpaolo Sileri, assicura che è in arrivo per il Sistema sanitario un piano immediato da 700 milioni per misure per il personale, contro il precariato e per il rafforzamento della medicina del territorio.  Una sanità più robusta, pronta ad affrontare con  nuovo slancio la sfida rappresentata dal Covid-19 e non solo. “Dovremo lottare con i soldi che arriveranno dall’Ue – ha aggiunto intervistato a Radio Cusano Campus il viceministro alla salute – serviranno almeno 25 miliardi di euro per il sistema sanitario. In primis dobbiamo pensare al personale, aumentando i salari di medici e infermieri”. Per Pieroaolo Sileri, infine, bisogna rendere omogeneo il servizio. Bene dunque, secondo il viceministro, in prima linea nell’emergenza coronavirus, l’idea che la regionalizzazione sia utile anche in sanità, ma questa è l’occasione per rendere il servizio davvero omogeneo e, se questo non dovesse accadere, servirebbe una revisione del Titolo V.