Rita Levi Montalcini: vita, scoperte e curiosità del premio Nobel

Rita Levi Montalcini
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Rita Levi Montalcini è stata una donna e una ricercatrice scientifica riconosciuta a livello internazionale. Nella sua vita ha ricevuto il premio Nobel contribuendo tantissimo alla ricerca.

Rita Levi Montalcini: vita

Rita Levi Montalcini è nata il 22 aprile 1909 ed è morta il 30 dicembre 2012 a Roma. La sua era una ricca famiglia ebraica di Torino e il suo maestro negli studi medici era stato Giuseppe Levi, il padre della scrittrice Natalia Ginzburg. Aveva una sorella gemella, Paola, che era una pittrice ed è morta nel 2000.

Inizialmente, fu iscritta dal padre alla Scuola Superiore Femminile Margherita di Savoia di Torino. In seguito, nonostante la cultura patriarcale si ribellò al volere paterno e si si iscrisse all’Università, alla facoltà di Medicina di Torino. Dopo la laurea Rita Levi Montalcini fu ammessa al corso di specializzazione triennale in neurologia e psichiatria. Tuttavia, nel 1938 a causa delle leggi razziali, dovette lasciare l’Università di Torino per trasferirsi a Bruxelles, in Belgio, presso il laboratorio del DrLaruelle dell’Istituto neurologico, e vi rimase per tutto il 1939. Rientrò poi a Torino per lavorare nella sua abitazione. Iniziò così le sue attività di ricerca: il ruolo dei tessuti periferici nello sviluppo dei centri nervosi deputati alla loro innervazione.

Nel 1943 si rifugiò a Firenze per evitare la deportazione e iniziò a lavorare come medico presso un accampamento di sfollati. Il  25 aprile 1945 tornò a Torino e divenne assistente del Prof. Levi. Tuttavia, nel 1947 si traferì in America dove rimase per circa trent’anni. Nel 1952 Rita Levi Montalcini trascorse un periodo presso l’Istituto di Biofisica dell’Università di Rio de Janeiro. Nel 1977 dopo il pensionamento dagli incarichi universitari in Ameria, ritornò in Italia.

Ricevette il premio Nobel per la medicina nel 1986. Nel 2001, Levi Montalcini fu nominata senatrice a vita dall’allora Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. Rita Levi Montalcini morì a 103 anni ed è stata l’unica donna, finora, a conseguire un Premio Nobel “scientifico”.

Scoperte e curiosità del premio Nobel

Tante e diverse furono le sue scoperte così come le curiosità che riguardano la sua vita. Ad esempio, la nipote Marta ha raccontato in un’ intervista che sua zia alla guida era davvero spericolata: imparò a guidare negli U.S.A. lanciandosi da una collina con una macchina che si rivelò non avere freni e – a tutta velocità – guidava anche tra le strade romane che spesso percorreva anche con i nipotini a bordo. Non si è mai sposata e non ha avuto alcun figlio ma come lei disse più volte, ha fatto la “luna di miele con il cervello”.

Con le leggi razziali in vigore, si rifugiò prima all’estero, poi quando rientrò a Torino, curioso fu  il primo laboratorio scientifico dentro la sua camera da letto. Inoltre, nel suo lungo percorso di vita le vennero “consegnate” ben 20 lauree ad honorem.

Le sue scoperte scientifiche dipendono molto dalle sue esperienze e viaggi. Rita Levi Montalcini partì per l’America nel 1947 e vi resterà per circa trent’anni, durante i quali potette lavorare alle ricerche in neurobiologia iniziate a Torino. Si impegnò concretamente nel corso della sua vita nell’ambito della ricerca sulle cellule nervose.

Durante il suo soggiorno a Torino che le vide costretta a lavorare in casa, la Montalcini scoprì il meccanismo di morte di intere popolazioni nervose nelle fasi iniziali del loro sviluppo, fenomeno che tre decenni più tardi fu ufficialmente riconosciuto e definito apoptosi. Si tratta di una forma di morte cellulare programmata, portata avanti in modo ordinato e regolato, che richiede consumo di energia (ATP) e generalmente porta a un vantaggio durante il ciclo vitale dell’organismo.

Fondamentale fu la scoperta dell’NGF (Acronimo di Nerve growth Factor o Fattore di crescita della cellula nervosa) è stata fondamentale per la comprensione delle cellule e degli organi e ha svolto un ruolo significativo nella comprensione del cancro e di malattie come l’Alzheimer e il Parkinson. L’individuazione del fattore di crescita nervosa della cellula andava contro l’ipotesi dominante all’epoca nel mondo scientifico che il sistema nervoso fosse statico e rigidamente programmato dai geni.

 

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