Senatore Roberto Scarpinato (M5S), prima di entrare nel merito tecnico della relazione, qual è il suo giudizio sul clima e sull’impostazione dei lavori della Commissione parlamentare antimafia?
“La maggioranza governativa ha trasformato la Commissione antimafia in uno strumento di ritorsione politica e di delegittimazione nei confronti di componenti della minoranza che hanno la grave ‘colpa’ di essere stati ex magistrati antimafia che nel corso della loro carriera invece di occuparsi solo della mafia militare, hanno osato indagare e processare anche gli ‘intoccabili’, cioè potenti uomini dei partiti della maggioranza. La tecnica di tale stravolgimento del ruolo istituzionale della Commissione, consiste nel precostituire in partenza tesi faziose di parte, spacciate come verità già accertate, e poi indirizzare di conseguenza i lavori della Commissione in modo da pervenire ad una relazione di maggioranza che convalida la tesi accreditandola con il crisma della verità istituzionale. In sostanza le coordinate essenziali delle relazioni sono già fissate ancora prima di iniziare i lavori”.
Nella relazione di maggioranza depositata presso la Commissione parlamentare antimafia si addebita a Federico Cafiero De Raho di aver disposto un atto di impulso nei confronti della Procura di Roma in relazione alla vicenda che coinvolgeva il senatore Armando Siri.
“E’ bene premettere che la Commissione avrebbe dovuto occuparsi solo degli accessi abusivi di Striano alle banche dati, ed invece allo scopo di raggiungere lo scopo politico di cui ho detto, la maggioranza di governo, travalicando i suoi compiti, ha voluto sindacare e censurare anche atti compiuti da Cafiero De Raho nel doveroso esercizio delle sue funzioni e sulla base di indagini assolutamente legittime. Tra questi un atto di impulso nei confronti del senatore Armando Siri della Lega, sottosegretario di stato, che risultava coinvolto in una vicenda di occulti matrimoni di interessi tra il capo mafia Matteo Messina Denaro e alcuni colletti bianchi nel lucrosissimo settore dell’energia eolica. Mi sono occupato personalmente a più riprese di queste indagini. Da ultimo come Procuratore generale di Palermo ho gestito le indagini che hanno portato alla confisca definitiva di un patrimonio di un miliardo e trecentomila euro di Vito Nicastri, conosciuto come il re dell’eolico in Sicilia, ritenuto prestanome e riciclatore di Messina Denaro. Nel corso delle indagini della Procura di Palermo fu acquisita l’intercettazione di una conversazione tra il figlio di Nicastri e Paolo Arata, ex deputato di Forza Italia divenuto consulente della Lega nell’eolico e in affari con Vito Nicastri, da cui risultava che doveva essere pagata un tangente di 30000 euro a Siri per un emendamento che avrebbe inserito nel decreto Milleproroghe per favorire i loro affari. Fu fatto uno stralcio inviato alla Procura di Roma che instaurò un procedimento di corruzione aggravato nei confronti di Siri. Quando pervenne una segnalazione di operazione sospetta di 700.000 euro, tramite una banca di San Marino, di Siri il cui nominativo era inserito nella banca dati della DNA, Cafiero De Raho svolse doverosamente indagini inviando un atto di impulso alla Procura di Roma. Ebbene la maggioranza governativa censura De Raho per avere svolto quell’attività perché Siri era indagato per corruzione aggravata e non per mafia, fingendo di ignorare che da centinaia di indagini antimafia risulta che corruzione e mafia sono due vasi strettamente comunicanti e che lo stesso Nicastri ammise che aveva acquisito una posizione di dominanza nell’eolico pagando tangenti a funzionari della Regione siciliana. Insomma il messaggio è: dinanzi a nomi come Siri, è bene che per il futuro i magistrati antimafia non facciano troppi approfondimenti”.
Senatore, lei si è occupato direttamente o indirettamente di quell’indagine? E, nel merito, quali sono esattamente le contestazioni che la relazione di maggioranza muove a Cafiero De Raho?
“Potrei fare tanti esempi. Mi limito solo ad alcuni. Hanno scritto che il nominativo di Siri non era inserito nella banca dati della DNA e quindi non poteva essere incrociato con la segnalazione di operazione sospetta proveniente dalla UIF. Falso: era inserito e lo sanno bene. Hanno scritto che la posizione di Siri è stata archiviata a Milano, mentre la posizione è ancora pendente alla Procura di Roma alla quale l’atto di impulso fu inviato. Hanno inventato di sana pianta che Striano partecipò personalmente ad una riunione con Cafiero De Raho e i dottori Russo e Laudati su una questione riguardante un atto di impulso che riguardava alcuni esponenti della Lega, circostanza che non risulta da alcun atto”.
Striano è accusato di aver effettuato numerosi accessi abusivi alle banche dati Siva e Serpico, riuscendo – secondo quanto emerge – a operare senza che tali attività venissero immediatamente rilevate. Com’è stato possibile che ciò accadesse?
“Striano ha effettuato accessi abusivi in banche dati esterne alla DNA ubicati in locali nella esclusiva disponibilità della Guardia di Finanza. La Procura nazionale non aveva modo di sapere che effettuava quegli accessi. I sistemi di alert della Guardia di Finanza che avrebbero dovuto segnalare accessi anomali erano gravemente deficitari. Si è creata così una falla di sistema”.
Unitamente all’atto di impulso relativo al senatore Siri, la relazione di maggioranza richiama anche un atto di impulso riguardante la Lega, attribuendolo all’iniziativa del PNA Cafiero De Raho e ritenendolo dimostrativo di una sua presunta conoscenza degli illeciti commessi da Striano. Può chiarire su quali elementi si fonda questa valutazione della Commissione parlamentare antimafia?
“La Dia di Roma trasmise una segnalazione di operazione sospetta della UIF di San Marino che riguardava movimentazioni anomale di ingenti somme di denaro tra società facenti capo agli stessi soggetti. Solo quando gli fu presentata la relazione su quel caso, Cafiero De Raho poté rendersi conto che non riguardava reati di mafia o di terrorismo. A qual punto contestò la circostanza a coloro che avevano redatto la relazione, diede disposizioni rigorose affinché per il futuro non venissero più tramesse alla DNA segnalazioni non attinenti a reati di mafia ed inviò l’atto alle Procure competenti per i reati di diverso tipo configurabili, essendo a ciò tenuto dall’art. 361 c.p. che impone al pubblico ufficiale di comunicare all’autorità giudiziaria le notizie di reato di cui è venuto a conoscenza”.
Sul referendum in materia di giustizia, qual è la sua posizione?
“Questa riforma è una operazione di potere finalizzata a mettere nelle mani del mondo politico strumenti di condizionamento della magistratura, verità inconfessabile che Nordio si è lasciato sfuggire più volte”.