Rivolta 5 Stelle contro Di Battista. Ormai è diventato “Di Sfattista”. Giudizio unanime dopo l’affondo Tv del pasionario. Da Di Maio a Patuanelli tutti bocciano Alessandro

di Raffaella Malito
Politica

L’impressione è che Alessandro Di Battista questa volta abbia oltrepassato davvero la misura. E i suoi compagni di viaggio, “di un tempo” verrebbe da dire, non ci stanno e rispediscono al mittente gli insulti che l’ex deputato ha sciorinato giovedì. Il fronte dei pentastellati contro il ribelle risulta compatto e conta assieme esponenti delle diverse anime del Movimento. A schierarsi con Di Battista si levano solitarie le voci di Barbara Lezzi (ex ministro del Sud ai tempi del governo con la Lega) e dell’europarlamentare Ignazio Corrao. Secondo l’ex deputato il Movimento rischia di diventare come l’Udeur “buono forse più per la gestione di poltrone e carriere” e “l’alleanza strutturale col Pd è la morte nera”.

E ancora: “Se volessi fare carriera mi allineerei al pensiero dominante. Ultimamente sono soltanto io a prendermela contro certi conflitti di interesse”. Per concludere che molti ex colleghi spingono per la leadership collegiale “perché c’è il pericolo che possa diventare leader” lui. “Il M5S, insieme a Conte, sta gestendo – dice il sottosegretario all’Interno Carlo Sibilia – una pandemia mondiale. E la sta gestendo bene. Basta polemiche sterili, lasciamole a Salvini. Pensiamo a migliorare il Reddito di cittadinanza, al superbonus 110%, e al Recovery fund”. Dalila Nesci, promotrice dell’area Parole guerriere, attacca: “Tra i conflitti di interesse su cui bisogna fare luce, forse, ci sarebbe da approfondire anche il rapporto fra l’associazione Rousseau e il M5S”.

E non ci sta nemmeno Dino Giarrusso: “Era proprio in partiti come l’Udeur che qualcuno si svegliava una mattina e picconava il partito dall’interno pur di salirne al potere col proprio gruppetto. Chi è Udeur, dunque?”. Il numero uno della Commissione Affari costituzionali della Camera, il fichiano Giuseppe Brescia, fa scudo al governo: “Sentirsi dire che siamo dei ‘poltronari’, quando si sta qui per raggiungere dei risultati per i cittadini, può dare un po’ fastidio. Tutto serve in questo momento tranne che destabilizzare il governo e il M5S”. Sulla stessa linea il ministro dello Sviluppo economico Stefano Patuanelli: “Faccio difficoltà a comprendere perché c’è questa voglia di indebolire il governo, il Movimento e il premier”. Si aggiunge al coro unanime di condanna il vice ministro per le Infrastrutture, Giancarlo Cancelleri: “Spero che Alessandro torni a essere la guida che negli anni è riuscito a essere. Poi se vuole cambiare il suo cognome da Di Battista a disfattista io, purtroppo, non posso farci niente”.

Difende l’obiettivo di un’alleanza con i dem il dimaiano Francesco D’Uva: “L’alleanza col Pd deve andare avanti”. E, sebbene non in relazione all’attacco sferrato dall’ex deputato, si segnalano le parole di Luigi Di Maio: “Volevo solo dirvi che io sono ottimista. Che il Movimento ce la farà, che con l’aiuto di tutti otterrà di nuovo grandi risultati. Volevo dirvi di non scoraggiarvi, di guardare sempre avanti e mai indietro”. Di Battista in Parlamento può contare su una mano i suoi sostenitori. Escludendo dal conteggio, al momento, quanti tra i giovani si atteggiano a ribelli perché temono l’introduzione del “terzo mandato” che pregiudicherebbe il loro futuro in politica.

Tra i fan dell’ex deputato c’è, appunto, al Senato, la Lezzi: “Nessuna rivoluzione – accusa – nessun cambiamento. Solo omologazione. In realtà, non dobbiamo neanche parlar male di Mastella dal momento che a Caivano il M5S è alleato anche con la sua lista”. E a Bruxelles, Corrao: “Oggi siamo (o stiamo diventando) gli stessi dinosauri che combattevamo, per questo dobbiamo ricordarci le vecchie regolette che ci tenevano a servizio dei cittadini per un periodo limitato di tempo”.