Non interferì con il rapporto Oms: la procura di Bergamo scagiona Speranza (non indagato)

Astrazeneca Speranza
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Sapeva dell’esistenza del report dell’Oms con cui veniva messa a nudo l’inadeguatezza dell’Italia nell’affrontare l’epidemia da Covid. Ma il ministro Speranza non fece nulla per evitare che il documento venisse pubblicato. Questo quanto emerge dall’inchiesta della Procura di Bergamo sulla gestione della prima ondata del coronavirus.

Non interferì con il rapporto Oms: la procura scagiona Speranza

Che, come noto, ha messo nel mirino il caso del rapporto redatto dal team di ricercatori guidato da Francesco Zambon, intitolato “An unprecedent challenge – Italy’s first response to Covid-19”, che apparso sul sito web dell’Oms, dopo nemmeno 24 ore è sparito nel nulla. Stando ai magistrati, guidati dal procuratore aggiunto Maria Cristina Rota, il ministro è apparso sì “irritato” ma non più di questo. E, soprattutto, non intervenì per chiedere la rimozione e “far cadere nel nulla” quel rapporto.

In altre parole è vero che il 14 maggio 2020 l’ex direttore della Prevenzione al ministero della Salute fino all’autunno 2017 e assistente del direttore generale dell’Oms, Ranieri Guerra, ha inviato una mail al ministro. Nella quale annuncia l’uscita del dossier ma Speranza si sarebbe limitato a prenderne atto. Può sembrare una questione di poco conto ma con quanto fanno sapere i pm bergamaschi viene messa fine a una lunga scia di polemiche e critiche. Con alcuni media che in passato si sono spinti a parlare di iscrizione nel registro degli indagati per Speranza. Che, evidentemente, al momento non è nulla più che un testimone.

La mozione di sfiducia per il ministro della Salute

Che le cose stessero così lo aveva già fatto sapere il ministro della Salute. Raccontando che “le scelte fatte sul dossier dell’Oms sono state fatte dall’Oms stesso e non dal governo italiano”. Lo stesso Speranza non ha mai negato l’esistenza della corrispondenza con Guerra, quest’ultimo indagato per false dichiarazioni rese ai magistrati. Tanto che ha più volte ripetuto che “quella mail ci informava che era stato pubblicato quel report e ci riportava un dibattito legittimo all’interno dell’Oms” e nulla più. Una ricostruzione che in un primo momento era stata criticata dalle opposizioni. Ma che ora sembra trovare conferma proprio dagli inquirenti che, almeno per il momento, lo scagionano.

Ma quanto emerge dall’inchiesta non scoraggia la schiera di senatori che chiedono la resa dei conti e il passo indietro del ministro. Proprio ieri sono state depositate, con la firma di 33 parlamentari, tre mozioni di sfiducia nei confronti di Speranza accusato senza mezzi termini di aver “fallito” nella gestione della pandemia. La prima è firmata dal capogruppo di Fratelli d’Italia Luca Ciriani, la seconda dal leader di Italexit Gianluigi Paragone mentre la terza è opera del senatore del partito Alternativa c’è, Mattia Crucioli. “Chiediamo che la prima capigruppo calendarizzi quanto prima la discussione sulle mozioni di sfiducia al ministro Speranza”, tuona il presidente dei senatori di FdI, perché “la commissione di inchiesta che chiediamo da sei mesi” non è ancora partita e quindi “non possiamo attendere all’infinito”.

A far notizia, però, è il mancato appoggio di Matteo Salvini alle mozioni. Il leader leghista ha detto che preferisce “i risultati piuttosto che farsi bocciare una mozione che rimane agli atti e nulla più”. E quindi che l’unica via è “una commissione di inchiesta” che guardi alla gestione della pandemia da parte di tutto l’allora governo Conte. A rispondergli è proprio Ciriani che si è limitato a osservare che “Salvini e la Lega fanno il loro mestiere”. Come anche Fratelli d’Italia “fa il suo, quello di partito dell’opposizione”.

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