Roghi per far spazio alle rinnovabili. In Italia veleni pure con il green. L’allarme della Commissione sulle ecomafie. Si bruciano i rifiuti per rendere i campi inutilizzabili

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In Italia anche il green fa presto a diventare black. La svolta ecologista, imprescindibile in tutto il mondo e su cui l’Unione europea sta puntando con forza nell’ambito del Recovery Fund, si sta trasformando in un altro strumento di distruzione dell’ambiente naturale e dunque nell’esatto opposto rispetto agli obiettivi dell’economia verde. Tutto a causa di uno dei principali mali del Paese, che ne avvelena da troppi anni la vita: i clan. Una piaga evidenziata dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sulle attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti e su illeciti ambientali ad esse correlati.

L’ANALISI. La Commissione, nota come ecomafie, ha stilato una relazione sull’evoluzione del fenomeno degli incendi negli impianti di gestione dei rifiuti. Atti inquietanti, che hanno messo in enorme difficoltà Roma dopo i tanto discussi roghi negli impianti di trattamento dei rifiuti e che hanno sollevato pesanti interrogativi su altre aree del Paese, tanto per quanto riguarda gli interessi dietro determinati incendi quanto per le ripercussioni sulla salute pubblica, essendo di frequente accompagnati da nubi tossiche.

Nel rapporto presentato al Parlamento, a cui ha lavorato lo stesso presidente della Commissione, il deputato pentastellato Stefano Vignaroli (nella foto), è stato così sottolineato che alcuni incendi sarebbero stati appiccati per rendere inutilizzabili dal punto di vista agricolo dei terreni e poterli così sfruttare per le energie alternative. Non è stato semplice per i commissari inquadrare un fenomeno come quello degli impianti incendiati. “Una criticità emersa nel corso dell’inchiesta – precisano – è quella relativa alla gestione dei dati: il fenomeno degli incendi negli impianti di trattamento di rifiuti o comunque riguardanti rifiuti è computato da più soggetti pubblici con modalità diverse, produce basi di dati differenti e non omogenee, e dunque non è possibile la restituzione di un quadro affidabile”.

Alla fine però sono riusciti nell’impresa ed è spuntato fuori il caso degli illeciti collegati alla svolta green, soprattutto al Sud. “Si stanno verificando sempre più frequentemente casi di incendi che potrebbero essere legati all’esigenza di creare artificiosamente terreni non coltivabili nel breve periodo per destinarli – si legge nel rapporto – alla realizzazione di impianti per energie rinnovabili”. Un fenomeno considerato dalla Ecomafie degno di attenzione, “in quanto potrebbe essere convolta anche la criminalità organizzata”. E ancora in buona parte tutto da scandagliare.

LE INDICAZIONI. Sul problema più generale dei roghi negli impianti di trattamento rifiuti, fortunatamente in calo grazie al “crescente impegno di tutti i soggetti impegnati nella prevenzione”, la Commissione ritiene necessario arrivare a un criterio omogeneo di acquisizione ed elaborazione dei dati, condiviso da tutti gli attori pubblici impegnati nella prevenzione, dalle polizie giudiziarie e dalle autorità giudiziarie per gli aspetti investigativi e processuali.

I diversi incendi sono poi stati ritenuti un fenomeno non unitario dal punto di vista degli autori dei fatti illeciti, ma che comunque merita attenzione preventiva, poiché risulta trasversale rispetto a una serie di temi che riguardano la corretta chiusura del ciclo dei rifiuti, le sue debolezze, e la possibilità per realtà criminali di sfruttare queste debolezze. Determinanti gli enti pubblici territoriali. Non a caso i commissari hanno evidenziato la necessità di sostenere i Comuni dal punto di vista normativo ed economico.