A Roma ballottaggio tra Gualtieri e Michetti. La Raggi vende cara la pelle. Calenda è il grande sconfitto. Insieme ai poteri forti

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Per conquistare la poltrona di Palazzo Senatorio, servirà il ballottaggio (qui i dati aggiornati sullo spoglio). Un secondo turno in cui si fronteggeranno Enrico Michetti, il Mr. Wolf scelto da Giorgia Meloni che ha capitalizzato il 30,15% delle preferenze, e Roberto Gualtieri, il professore ed ex ministro del Pd che tocca quota 27,03%. Malgrado i risultati sono ancora parziali e le percentuali potrebbero variare nelle prossime ore, restano fuori dalla partita la sindaca uscente del Movimento 5 Stelle, Virginia Raggi, ferma al 19,08% e l’outsider Carlo Calenda che arriva al 19,8%. Dati alla mano, il Partito democratico si afferma come il primo partito della Capitale con il 16,3% delle preferenze, seguito da Fratelli d’Italia con il 17,4%. Al terzo posto c’è la lista civica ‘Calenda sindaco’ che spunta uno strabiliante 19,07%, a seguire il Movimento 5 Stelle con l’11%, la Lega con il 5,9%.

GUERRIERA MAI DOMA. Data per spacciata dai sondaggi, in realtà Virginia Raggi si è difesa con le unghie e con i denti. Che si tratti di una sconfitta per la sindaca uscente è lapalissiano eppure bisogna contestualizzarla alla luce dei risultati di questa tornata elettorale. In primo luogo non si può che notare come la sindaca uscente, pur senza far parte delle maxi coalizioni che hanno sorretto i suoi due principali antagonisti, è riuscita a capitalizzare il 20% delle preferenze. Poi si deve sottolineare anche il suo successo personale che l’ha vista ottenere il doppio delle preferenze rispetto alla lista del Movimento 5 Stelle capitolino che la supportava, quest’ultima ferma all’11,7%, e di tutti gli altri candidati pentastellati di queste amministrative.

APPELLI DISPERATI. Dopo una campagna elettorale altalenante, condita più da strafalcioni che da proposte concrete, Gualtieri e Michetti ora sono chiamati a conquistare i voti degli indecisi e di chi ha preferito loro Raggi e Calenda. Una missione davvero ardua che entrambi si sentono pronti a fare. Il dem, infatti, sa bene che per spuntarla al secondo turno dovrà necessariamente corteggiare soprattutto gli elettori pentastellati tanto che, a giochi fatti e nell’ottica delle convergenze nazionali tra il Pd e il Movimento, ha dichiarato: “Siamo fiduciosi che la nostra proposta politica sia la più forte. Ci rivolgeremo a tutti i romani, con grande fiducia ma anche con grande umiltà a partire dagli elettori di Raggi e Calenda, chiedendo loro di sostenerci al ballottaggio”.

Un’apertura che “rivolgerò a tutti anche ai rispettivi leader”, precisa il dem aggiungendo anche che “non faremo apparentamenti”. Del tutto analogo il corteggiamento all’elettorato di Raggi e Calenda che poco dopo ha fatto Enrico Michetti che si è detto deciso a rivolgersi “a tutti i romani” perché “nessuno è proprietario del consenso degli altri. Oggi siamo in testa e questa è una buona notizia. Continueremo a girare le piazze per intercettare il maggiore consenso possibile”. Peccato che gli inviti di Gualtieri e Michetti sembrano già caduti nel vuoto. Calenda in particolare ha già fatto sapere che “ci hanno votato persone di destra, di sinistra, di centro. Non possiamo fare apparentementi con nessuno al ballottaggio” perché ciò significherebbe “tradire la fiducia che gli elettori ci hanno dato”. Tutta da scrivere, invece, la posizione della sindaca che in serata si è trincerata dietro un interlocutorio “aspettiamo dati certi” ma che, secondo quanto trapela, sarebbe del tutto contraria ad ogni ipotesi di apparentamento.

Calenda il grande sconfitto. Insieme ai poteri forti

Doveva essere l’uomo capace di sbaragliare – in un colpo solo – i candidati del centrodestra, del centrosinistra e del Movimento 5 Stelle ma alla fine si è piazzato dietro tutti loro. Un quarto posto che per Carlo Calenda ha il sapore della beffa tanto che, a caldo e rendendo l’onore delle armi a Enrico Michetti e Roberto Gualtieri che si giocheranno la partita al ballottaggio, ha detto che “il nostro obiettivo non era una testimonianza, ma governare Roma. Se da un lato siamo contenti di questo risultato che apre una fase di lavoro a livello nazionale, dall’altro dispiace che i numeri non ci vedano al ballottaggio”.

Così, dopo mesi passati a lanciare la sua proposta – spinto dai giornali – e anche attacchi spesso ingenerosi a Virginia Raggi, l’amara sconfitta che il leader di Azione fatica ad accettare. Con lo scrutinio ancora in corso ma con gli sfidanti al ballottaggio già certi, Calenda vorrebbe almeno evitare l’onta dell’ultimo posto tra i quattro grandi contendenti: “Sarebbe significativo prendere un voto in più della sindaca uscente? Per la mia autostima moltissimo, dal punto di vista politico non tanto”. Una sconfitta che, secondo l’analisi dell’ex ministro dello sviluppo economico nei governi di Matteo Renzi e Paolo Gentiloni, è dovuta soprattutto al fatto che, a suo dire, “il voto di appartenenza ha tenuto, anche in presenza di candidati in alcuni casi non preparatissimi e non con delle soluzioni chiare”. Perso il treno per il Campidoglio, Calenda ha già deciso che tornerà a fare l’eurodeputato.