I 5 Stelle a Roma fanno paura. Destra e il Pd insieme per fuggire da un incubo. Rutelliani in movimento: meglio Bertolaso che cedere a Grillo

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di Alessia Vincenti

I sondaggi alimentano le preoccupazioni. Il Movimento 5 Stelle sembra destinato a conquistare il ballottaggio alle elezioni comunali di Roma. Puntando diretto al Campidoglio, grazie alla voto anti-sistema. Nel quartier generale del Partito democratico è già scattato l’allarme rosso. Così, iniziano a muoversi le diplomazie dei vari schieramenti, da destra a sinistra, per stringere una sorta di patto di non belligeranza. Il ruolo, secondo quanto risulta a La Notizia, vede in campo gli uomini vicini a Francesco Rutelli, l’ex sindaco di Roma che ambisce – da profondo conoscitore del potere – a un ruolo di deus ex machina. Non a caso i candidati di maggior peso alle primarie di centrosinistra hanno accolto senza polemiche la scelta del centrodestra che ha puntato su Guido Bertolaso. Tutti gli hanno formulato un caloroso in bocca al lupo, all’insegna di un fair-play quasi incredibile fino a qualche anno. E l’ex numero uno della Protezione Civile ha risposto alla cortesia con gli stessi toni: “Se dovessi scegliere tra Marchini, Giachetti e Storace il meno peggio è Giachetti”. I 5 Stelle non li ha nemmeno nominati.

CONSENSO M5S – Le polemiche su Quarto e la querelle sulle unioni civili non hanno sgonfiato le percentuali di voti attribuite ai pentastellati nella Capitale. Né tantomeno il consenso è stato scalfito da qualche gaffe, come quella della senatrice Paola Taverna sul “complotto per farci vincere”. Il deputato del M5S, Alessandro Di Battista, ha lasciato intendere quale sarà la linea: rottura su tutti i fronti. Nel corso di una conferenza stampa alla Camera l’esponente del direttorio ha scandito: “Questa città si amministra con il pugno duro, entrando a gamba tesa”. E ha già denunciato l’ostracismo che troveranno in caso di vittoria: “Il governo chiuderà i rubinetti, così come la Regione. E poi ci saranno scioperi, faranno credere ai dipendenti che il Movimento 5 Stelle vuole licenziare i dipendenti”. Un manifesto anti-sistema che fino alle elezioni sarà ripetuto come un mantra. Certo c’è il fattore candidato: di sicuro non sarà nessuno dei parlamentari. Ma l’obiettivo è quello di proporre un volto di rottura con il passato. Anche il vice presidente della Camera, Luigi Di Maio, ha ribadito la linea: “I cittadini sanno che avranno un sindaco del M5S a tempo pieno, romano, che conosce la città e che non ha ambizioni di fare altro”.

SUPER GIACHETTI – I dem hanno perciò già rivolto lo sguardo oltre le primarie del 6 marzo. Roberto Giachetti, per la segreteria nazionale, è il candidato in pectore. Per l’ex assessore all’Urbanistica, Roberto Morassut, ci sono poche speranze di spuntarla. “La sua candidatura è un modo per testare il peso dell’area veltroniana, o ex tale”, spiegano fonti vicine al Pd della Capitale. La campagna elettorale sta infatti evitando accuratamente scontri interni. Giachetti e Morassut sembrano agire già in tandem. La minaccia è altrove. E si chiama Movimento 5 Stelle. Da battere anche al costo di fare un “patto col diavolo” al ballottaggio.

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