Una bomba d’acqua allaga Roma. La cura di Gualtieri è il flop del Mose. Autogol del candidato Pd per attaccare la Raggi. Che ironizza con l’emblema di sprechi e mazzette

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A Roma ieri è stata una inaspettata – per il periodo quasi estivo – giornata di pioggia dirompente che ha messo a dura prova la città. Subito però è venuto fuori il clima elettorale e così gli “amici” del Partito democratico non hanno potuto fare a meno di attaccare la sindaca Virginia Raggi, incolpandola della pioggia. Roberto Gualtieri ha addirittura tirato fuori il Mose: “Se si continua a non tener puliti i tombini, rischiamo di dover farci prestare il Mose da Venezia”.

Ora il Mose di Venezia, peraltro non finito ed inaugurato già più volte ad “orologeria”, è veramente un paragone infelice, senza contare le inchieste giudiziarie che hanno costellato la sua edificazione. Quindi prima gaffe dello sfidante Pd ed ex ministro che sta nel partito fin dai tempi del comunismo. Non poteva mancare naturalmente Carlo Calenda leader del minuscolo Azione che invece ha assunto toni più seri e diremo professionali, ma non rinunciando alla sassata: “Occorre capire. Se hai un’idea, spiegalo alla cittadinanza”, cadendo però sull’inopportuno “tu” che fa sempre osteria amatriciana.

Cosa c’è da capire caro Calenda? Che se piove Roma si allaga? Beh questo accade da millenni, dai tempi di Cesare e ne troviamo ironiche descrizioni addirittura nelle satire di Orazio ed anche allora ce la si prendeva con l’imperatore se Roma, la capitale del mondo, si era allagata. Insomma siamo al classico e rivisitato: “Piove, Raggi ladra!”. Se questo è il livello degli sfidanti Virgy può stare abbastanza tranquilla. E poi la volta di Luciano Nobili che su Facebook ne spara una delle sue: “Città completamente allagata, traffico bloccato, caditoie ovviamente otturate. E come se non bastasse l’intervento dei vigili del Fuoco per salvare 40 bambini bloccati in un asilo. Inaccettabile. Ogni volta, un semplice temporale a Roma diventa un nubifragio. Basta #Raggi, basta!”.

E dire che lui era un Rutelli boys e non è che Roma, obiettivamente, non si sia sempre allagata anche con Francesco Rutelli sindaco, anzi. Ma la fiera della banalità è sempre ricca di merce. Eppure con Renzi in picchiata nei sondaggi e senza nessun futuro politico, Lucianone fa quasi tenerezza nella difesa ad oltranza del suo capo, roba da fedelissimi, da ultima guarda pretoriana. La Raggi ha replicato con ragioni di buon senso, ma il discorso è un altro. Se il livello della lotta politica per le amministrative è questo cosa ci possiamo aspettare di cambiamento? Gli avversari della Raggi sono ancora alla “pioggia, governo ladro!”, altro che raffinati sofismi e progetti di cura del ferro e per il verde.

Siamo alla libertà di chiacchiere da bar dello sport. E se questo fuoco viene dal Partito democratico e da i rimasugli di quelli inopinatamente fuoriusciti qualche domanda occorre farsela. Come può pensare Enrico Letta di costruire un asse programmatico nazionale se a livello locale siamo alle stupidaggini in libertà? E non tragga d’inganno il fatto che a Napoli si sia raggiunto l’accordo tra Pd e M5S sull’ex ministro Gaetano Manfredi perché a Torino, Milano e soprattutto Roma volano gli stracci.

Ed ora che Giuseppe Conte sta per assumere il controllo del Movimento avrebbe bisogno del suo interlocutore Nicola Zingaretti invece di un Enrico Letta che non sta toccando palla sulle candidature alle amministrative, figuriamoci su un progetto strategico nazionale. Detto questo la situazione di Roma è preoccupante perché poi questi attacchi sarà difficile che non lascino tracce anche in vista di un possibile apparentamento al secondo turno tra M5S e Pd. Forse qualcuno a Gualtieri dovrebbe sommessamente ricordarlo.