Roma, il Pd ricatta il sindaco. Ora è guerra di poltrone

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di Fernando Magliaro

La discussione sul bilancio di previsione 2013 di Roma Capitale cammina sul filo del rasoio: entro il 30 novembre il previsionale va approvato dall’Aula, pena il rischio di scioglimento del Consiglio Comunale e di nuove elezioni per il Sindaco. In realtà, la partita sembra essere ben più che il mero bilancio. E non solo per il centrodestra ma anche per la Lista Marchini e perfino per una parte dell’attuale maggioranza. Andiamo per ordine. Il sindaco Marino e la sua Giunta hanno portato in Aula otto delibere propedeutiche e il testo del bilancio. Riunione convocata a sorpresa per la serata di domenica e sedute di fila fino al 30 novembre. Già domenica bagarre in aula: centrodestra che inaugura la stagione dell’ostruzionismo – fino a ieri appannaggio del centrosinistra – e centrosinistra che rispolvera i leitmotiv di Alemanno sul senso di responsabilità. Il centrodestra non sembra compatto: da una parte gli Alfaniani appaiono orientati al muro contro muro, annunciando 40-45 mila emendamenti; dall’altro Forza Italia che, invece, annuncia 5mila emendamenti ma si dice disponibile al dialogo. In mezzo, l’ex sindaco Gianni Alemanno. La Lista Marchini è l’altra grande incognita per Marino: da sola ha presentato 100mila emendamenti e, dopo un semestre di sostanziale silenzio, da qualche giorno è tornata in grande attività con interventi la cui parola d’ordine è “visto il nulla di Marino, non ci spaventa il Commissariamento”. Ma anche nel Pd non tira un’aria buona. Più di qualche consigliere è profondamente, e non troppo velatamente, scontento dell’operato della Giunta. E dai corridoi trapela in modo palpabile questo scontento: il bilancio, dicono, è l’occasione buona per mettere quantomeno Marino sotto tutela e imprimere, attraverso un rimpasto di Giunta, un impulso all’azione amministrativa. I più moderati a sinistra parlano di “nuovo impulso”, i più scontenti eliminano anche l’aggettivo.

L’Opera della discordia. Marino taglia e poi cuce

Giuseppe Verdi fra Nicola Zingaretti e Ignazio Marino. Nel tardo pomeriggio di ieri i sindacati del Teatro dell’Opera, Cgil, Libersind e Fials, sono stati ricevuti in Campidoglio dal primo cittadino. Sul tavolo di confronto, il paventato (da Marino) commissariamento del Costanzi e lo sblocco dei finanziamenti per conseguire il quarto pareggio di bilancio consecutivo. Per Marino l’Opera di Roma è in passivo ed è stata gestita male. Per i sindacati, invece, il bilancio è positivo e sarebbe anche in attivo qualora gli enti finanziatori, Regione, Comune e Stato, pagassero quanto dovuto: “il problema concreto è il grave ritardo con cui Comune e Regione fanno arrivare il loro contributo già approvato nel bilancio previsionale nelle sedute del Cda” e non gli stessi ricorressero ai paventati tagli. Ad esempio, come il Comune che, nel previsionale 2013, ha messo in bilancio tagli per 2,5 milioni di euro rispetto a quanto stanziato nel 2012. In mezzo, come oggetto della contesa, da un lato la guida del Teatro, oggi ancora nelle mani di Catello De Martino, nominato sotto Alemanno, dall’altro la rappresentazione dell’opera verdiana Ernani, diretta dal maestro Riccardo Muti. Muti che – va ricordato – è stato nominato, sotto la presidenza del Costanzi dell’ex sindaco Gianni Alemanno, direttore onorario a vita del Teatro dell’Opera di Roma e che, quindi, non ha un contratto con il Costanzi ma riceve il cosiddetto “cachet ministeriale” (intorno ai 25 mila euro per ogni rappresentazione), stabilito, cioè, direttamente dal Ministero e uguale per tutti i direttori. E il Presidente della Regione? Nicola Zingaretti è andato a Teatro, per assistere a una lezione/prova del maestro Muti e si è fermato a parlare con la Direzione del Costanzi. Alla fine, il risultato è che dalla Pisana è partita la richiesta per avviare un piano di rientro del Teatro. Piano di rientro che, in realtà, è né più né meno che la conferma dei finanziamenti storici. “Come Regione – dice Zingaretti – faremo la nostra parte. Ho già inviato al sovrintendente il piano dei pagamenti che grazie al Decreto 35 e all’accordo con l’Abi, ci permette d’iniziare subito il pagamento delle quote. La Regione vuole tornare ad essere un interlocutore credibile, affidabile e propositivo”. Il rischio è che il 27 novembre Ernani non vada in scena. Anche se al termine dell’incontro coi sindacati Marino annuncia su Twitter di aver salvato l’Ernani.