Roma molla i bus ai sindacati

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di Carola Olmi

L’immagine dei trasporti pubblici romani uscita domenica sera dall’ottima trasmissione Presa diretta, su RaiTre, è devastante. Sprechi, disservizi, scandali e gestioni clientelari sembrano una costante per l’Atac, la municipalizzata che nonostante le promesse di cambiamento sembra continuare a seguire le orme del passato. In tal senso, una delle cartine di tornasole è la vicenda degli 80 dipendenti che un mese fa hanno saputo per raccomandata di essere diventati esuberi. Sulla vicenda è lo stesso Campidoglio che sta spingendo per chiudere in fretta, allo scopo di dimostrare – al di là dei nomi, dei numeri, della correttezza o meno delle procedure – di aver avviato un processo di recupero di produttività in Atac. Tagliare 80 dipendenti su 12mila è chiaro però che non cambierà molto le cose. L’obiettivo vero dunque è quello mediatico, sull’onda del dibattito “antifannulloni” che investe quotidianamente l’universo delle partecipate pubbliche.

ANOMALIE SOSPETTE
Dall’altra però, da parte dei dirigenti Atac che sono chiamati a governare questo processo, si sta osservando un atteggiamento sempre più prudenziale, perché consci del fatto, come riferisce un ex sindacalista della municipalizzata ora in pensione, che essendo stato scoperto il gioco della compilazione della lista degli esuberi insieme a Cgil, Cisl e Uil, sarà possibile dimostrare che è stato scelto un dipendente in esubero rispetto ad un altro sulla base di logiche arbitrarie, di appartenenze sindacali, e non sul rigoroso rispetto dei criteri stabiliti dalla legge (si veda La Notizia del 16 settembre scorso). Nel mezzo l’Ad Broggi e il Direttore del Personale De Paoli, che cercano di mediare tra la fretta del Campidoglio e la perplessità di alcuni dirigenti. Come dicono da Prenestina infatti, se un criterio della legge 223/91 era l’anzianità di servizio, non si capisce come siano stati dichiarati come esubero i dipendenti assunti negli anni 90.

MOSSA MEDIATICA
Se un altro criterio per la selezione degli esuberi era quello dei carichi familiari, non si capisce come siano stati messi in lista risorse con due o tre figli a carico. Se l’ultimo criterio era quello della valutazione tecnico-organizzativa, non si comprende come siano presenti nella lista dei “condannati” impiegati che hanno una valutazione migliore rispetto ai colleghi che, a loro volta, non sono stati toccati dal procedimento. Una domanda resta inoltre sospesa: ma tutti gli assunti di Parentopoli nel corso dell’era Alemanno dove sono finiti? Ricordiamo che si parlava di circa 1.200 assunzioni fatte tra il 2009 e il 2010, spartite a tavolino tra la politica e i sindacati. Se erano davvero quelle le cifre, perché ad oggi ancora non si è capito, come è possibile che non siano inseriti nella procedura essendo gli ultimi assunti? A parte infatti alcuni nomi che sono stati sulle pagine di cronaca per mesi, gli altri che fine hanno fatto? Sono ancora in azienda, tutti ovviamente nuovi iscritti di Cgil, Cisl e Uil.

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