Rita Dalla Chiesa sindaco? Tutti contro la Meloni. Salvini infuriato diserta il vertice del centrodestra

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di Lapo Mazzei

L’unico vero tema che anima il centrodestra, in tema di amministrative, sono le continue e frenetiche  trattative per uscire dallo stallo attuale sul candidato-sindaco da schierare alle comunali di Roma. E se Fratelli d’Italia mantiene il punto e ribadisce il suo veto su Alfio Marchini, sponsorizzato soprattutto dall’ala romana di Forza Italia, guidata da Maurizio Gasparri e Antonio Tajani, la leader del partito, Giorgia Meloni  ha deciso di uscire dall’angolo offrendo la propria disponibilità a candidarsi. Con una tattica intervista concessa al Tg1 la Meloni ha rotto l’argine, nella convinzione che continuando sulla strada dei veti incrociati il suo partito rischia l’isolamento. Non solo. Due eventuali candidati del centrodestra consegnerebbero la vittoria al candidato renziano,  con tutta probabilità Roberto Giachetti, senza nemmeno giocare la partita. Da qui la necessità di uscire dall’angolo. Anche perché il tempo stringe. Il vertice dell’altro giorno tra Silvio Berlusconi Matteo Salvini e  la stessa Meloni non ha sciolto il nodo e la strada è tutta ancora in salita e i nomi che circolano, da Simonetta Matone a Rita Dalla Chiesa, rischiano di creare più imbarazzi che certezze. L’ipotesi Matone,  in particolare, giudice minorile e personaggio di casa nei salotti televisivi, sta mandando in fibrillazione i partiti ,anche se il pressing è partito. Matone non è l’unico nome nuovo in campo ma è certamente tra i più concreti tra quelli lanciati nel caso in cui “no” della Meloni torni ad essere definitivo. Fabio Rampelli, ideatore di Fdi, e Souad Sbai per “Noi con Salvini” sarebbero solo candidati-bandiera. Si parla, infatti, con insistenza in queste ore di un “jolly rosa” per il Campidoglio, un esponente della società civile mantenuto coperto per non bruciarlo. Fdi ci crede molto e dal quartier generale della Meloni si limitano a dire: “E’ una persona che non ha mai fatto politica”. Tutto questo se, alla fine, non sarà Giorgia stessa a prendere le redini in mano e guidare il carro. Dal canto Silvio Berlusconi, raccontano gli uomini del cerchio magico, non avrebbe ancora abbandonato la carta Guido Bertolaso, ma l’eventuale candidatura dell’ex capo della Protezione civile è appesa a un filo, visto le riserve degli alleati e quelle dello stesso ex sottosegretario che ha già chiarito di non voler essere “un nome divisivo”. Una posizione, quella del Cav, rilanciata da Tajani. “A Roma il centrodestra può e deve vincere. Serve la partecipazione di tutti da Storace a Marchini senza veti e senza egoismi”, afferma su Twitter il vicepresidente del Parlamento europeo. Un segnale chiaro per gli alleati.  La Lega tace, dando l’impressione di far fare agli altri, concentrata piuttosto sulla partita di Milano (dove il manager Stefano Parisi resta in pole) e quella di Bologna, dove Salvini punta tutto sulla sua candidata Lucia Borgonzoni.  Altra nota dolente è la “variabile soldi”. Dopo i tagli al finanziamento pubblico, c’è il problema non da poco, di trovare le risorse per una “campagna di Roma” molto costosa. Si parla di oltre un milione di euro.  E in questo  momento i soldi sono un  bel problema.

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