Romano avvisa gli alfaniani. Se il Cav decade addio governo

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Vittorio Pezzuto

Basta ascoltare il deputato ed ex ministro Saverio Romano per comprendere come la riunione del Consiglio nazionale del Pdl difficilmente sarà vissuta come un giorno di festa per la nascita di Forza Italia. «La divisione interna c’è ed è ormai evidente a tutti. Volerla nascondere significa coltivare l’ipocrisia. Sarebbe molto meglio confrontarsi duramente invece di alimentare un’unione di facciata che non fa bene a nessuno. Le ragioni politiche del contrasto vanno approfondite: non possiamo più mettere la polvere sotto il tappeto».
Ad esempio disertando l’ufficio di presidenza e magari marcando visita sabato al consiglio nazionale?
«Esattamente. Alfano e i suoi chiedono un affidavit che nessuno vuole concedere loro: la nostra permanenza al governo, comunque e a prescindere. Noi restiamo convinti che vi siano due questioni insuperabili: la decadenza di Berlusconi a seguito di una vera e propria aggressione da parte degli alleati del Pd che vogliono estrometterlo anzitempo dal Parlamento nonché una legge di Stabilità che al momento non ha i requisiti sufficienti per ottenere la nostra approvazione».
Eppure il premier Letta ha annunciato la disponibilità del governo a una sua robusta modifica.
«Peccato che in ogni caso la vogliano fare a saldi invariati. Il messaggio che ci lanciano è il seguente: noi vi diamo questa farina da impastare, poco importa se poi la usate per cuocere pane o biscotti. È un ragionamento che non possiamo accettare. I saldi vanno ridiscussi. Ad esempio vanno almeno raddoppiate le somme a disposizione per la riduzione del cuneo fiscale. Quanto alla casa, non vogliamo entrare nel merito di una discussione: è escluso che ci si possa ritrovare nel 2014 con una tassa che è stata eliminata l’anno precedente, a maggior ragione se poi questa costituirebbe per gli italiani un aggravio di spese».
Il dopocena con alcuni ragazzi simpatizzanti è costata in queste ore al Cavaliere un’accusa di reclutamento nel fronte dei lealisti.
«Si tratta di affermazioni davvero curiose. Berlusconi sta facendo quello che è giusto in vista della creazione della nuova Forza Italia: allargare gli orizzonti di un partito che si candida a essere il punto di riferimento di tutto il centrodestra. Anche pescando negli ambienti più vivi della società civile, a partire dal mondo giovanile. E poi non è affatto detto che tutti quelli che vengono coinvolti siano destinati a diventare parlamentari. Abbiamo bisogno anche di una nuova classe dirigente a livello locale. Un progetto nuovo deve avere volti nuovi. Già che ci sono, osservo come la nostra base sia tutta stretta intorno al nostro leader. A non essere d’accordo con noi sono soprattutto parlamentari che temono di non essere rieletti. E costoro non mi sembra proprio che appartengoano al territorio».
Cicchitto accusa voi ‘falchi’ di ingratitudine perché non riconoscete il merito dei governativi e di Schifani di aver protratto di due mesi il voto sulla decadenza di Berlusconi.
«Non mi sento un falco e respingo un luogo comune che loro vogliono far passare strumentalmente. Detto questo, credo che chi si trova al governo dovrebbe porsi il tema della decadenza e non quello dei tempi entro i quali verrebbe inflitta. Questo atto per noi sarebbe ingiustificabile. Ed è un’offesa all’intelligenza sostenere che una o due settimane possano fare la differenza».
Gli alfaniani obiettano che togliere l’appoggio al governo significherebbe regalare il successo elettorale al Pd di Renzi.
«Bel ragionamento! Come se la cifra del nostro impegno politico si esaurisse con la permanenza nel governo… La nostra priorità deve restare quella di riuscire a concretizzare gli impegni a suo tempo presi con gli elettori. Se non ci sono più le condizioni per restare al governo, si facciano pure l’esecutivo che meglio preferiscono. Il problema non è certo andare all’opposizione, semmai quello di stare in maggioranza facendo finta di governare e scaldando le poltrone».
Gli appelli all’unità dei governativi sembrano contraddetti dalle voci sullo stato avanzato di organizzazione di gruppi autonomi.
«Questi appelli io li misuro con il metro del numero dei comunicati stampa che nella sola giornata di oggi hanno preso di mira Raffaele Fitto Fitto, il punto di riferimento della maggioranza del gruppo parlamentare. Capisco che dopo il 2 novembre i loro piani si siano fatti ripidi per effetto della nostra zione politica. Ma comportarsi in questo modo non significa certo volere la pace nel partito».