Ecco il Rosatellum bis. Mix di proporzionale e collegi uninominali: alfaniani, Forza Italia e Lega stanno col Pd, M5S e Mdp all’attacco

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Un mix di proporzionale (64%) e collegi uninominali (36%). Con la possibilità di formare la coalizione, unica e a livello nazionale. E ancora: una soglia di sbarramento al 3% per le singole liste – che fa felici gli alfaniani – e del 10% per le coalizioni, anche se per queste ultime non verranno computati i voti dei partiti che non hanno superato la soglia dell’1%. Massimo 4 nomi nei listini del proporzionale, pluricandidature (ci si potrà presentare in 3 listini proporzionali diversi) e nessuna possibilità di voto disgiunto. Eccoli i punti principali del Rosatellum bis, o se preferite del Mattarellum rovesciato, quello che da sinistra Giuseppe Civati (Possibile) ha ribattezzato come la riedizione del Porcellum. Accantonato definitivamente il “Tedeschellum” il relatore, Emanuele Fiano (Pd), ha depositato oggi il testo base della nuova legge elettorale. “Non è scritta per favorire o sfavorire qualcuno”, ha messo le mani avanti Fiano. “Alle condizioni date questa era la strada per cercare un equilibrio tra rappresentanza e governabilità”. Le opposizioni però hanno subito alzato le barricate. A cominciare dal M5S, che con Luigi Di Maio ha parlato di “un meccanismo collaudato per fermarci” visto il mantra grillino di non stringere alleanze con nessuno. “È incostituzionale”, ha rincarato la dose Danilo Toninelli.

Chi s’accontenta… – Ma qualche perplessità non manca nemmeno dentro al Pd. “Non è questa la legge che vorrei, spero si migliori la quota di maggioritario”, ha detto il ministro della Giustizia Andrea Orlando, precisando comunque che rispetto all’attuale sistema “è meglio quasi tutto perché il Consultellum ha elementi criminogeni”. Per la serie: chi s’accontenta gode. I dem potranno invece contare sull’appoggio di Alternativa popolare, Forza Italia e Lega. La soglia del 3% è una boccata d’ossigeno per il partito di Angelino Alfano, che nei sondaggi è dato oggi al 2%. Da FI invece ad applaudire al testo c’ha pensato il governatore della Liguria, Giovanni Toti. “Il Rosatellum mi sembra un deciso passo avanti per cercare di dare al Paese una legge elettorale che permetta di governare, che consenta ai cittadini di scegliere i partiti che vogliono votare ma al contempo di tenere insieme delle coalizioni omogenee”, le parole dell’ex direttore del Tg4. Dichiarazioni alle quali hanno fatto eco quelle del capogruppo di FI alla Camera, Renato Brunetta: “Mi pare un tentativo serio a cui Forza Italia dà un primo via libera”.

Fuorigioco – Umori diametralmente opposti invece a sinistra. Per Civati, come detto, il Rosatellum 2.0 “è solo la riproposizione di un desiderio inconfessabile: i leader di partito vogliono un Parlamento di fedelissimi, eliminando le preferenze e così la possibilità di scelta degli elettori. Conserva insomma i vizi del Porcellum con l’aggiunta di un sistema uninominale ‘a grappolo’”. E anche da Mdp Miguel Gotor, fedelissimo di Pier Luigi Bersani, ha messo subito le cose in chiaro: “Ci opporremo” anche perché questa legge “istituzionalizzerebbe per molti anni il trasformismo completando la metamorfosi italiana”. Mentre già mercoledì l’ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia, leader di Campo Progressista, l’aveva definita “peggiorativa” della prima versione del Rosatellum. Tra l’altro – ha fatto notare qualcuno – la soglia del 10% fissata per le coalizioni penalizza quelle più piccole, che ad esempio sono “forti” in una parte del territorio ma difficilmente possono aspirare a raggiungere il traguardo su base nazionale.

Road map – Martedì prossimo il testo base sarà votato in commissione Affari costituzionali alla Camera, mentre il termine per depositare gli emendamenti è fissato per le 17 del giorno dopo. È quindi impossibile che il provvedimento arrivi il Aula a Montecitorio il 29 settembre, com’era stato stabilito dall’ultima conferenza dei capigruppo. Il presidente della prima commissione, Andrea Mazziotti (Civici e Innovatori), ha spiegato che la maggior parte dei gruppi avrebbe richiesto che il testo vada in Aula il 4 ottobre. Se è vero che ci sarà comunque il contingentamento dei tempi, un eventuale slittamento potrebbe infatti “incrociarsi” con la sessione di bilancio.