Rush finale sulla Legge di Stabilità. Altro che la Merkel, il vero problema per Renzi sono le Riforme. Il premier vuole chiudere in fretta la partita

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Se Roma non ride a Berlino si sbuffa. Ovvero se Matteo Renzi se la prende Angela Merkel. Insomma, in Germania ci si sorprende della reazione italiana a una frase della cancelleria che, tutto sommato, dal punto di vista tedesco, ribadiva l’ovvio. Il governo federale sta con Bruxelles, e Roma nel suo percorso di riforme deve fare i conti con la Commissione Ue, che ha segnalato i prossimi passi da fare ritenendo il suo percorso per ora incompleto, non con la Germania. In cancelleria, all’indomani dell’intervista alla Welt am Sonntag che ha provocato l’ennesimo botta e risposta sulla crisi dell’eurozona, e titoli allarmati sui giornali del Belpaese, si cerca di lavorare alla reciproca comprensione, di stemperare interpretazioni mediatiche ritenute smisurate – a partire da una risposta decontestualizzata che avrebbe fatto perdere la nuance positiva della risposta resa su Parigi e Roma – e le conseguenze politiche. Il dubbio che Angela Merkel abbia invece inasprito i toni, in vista del congresso della Cdu che affronterà oggi, qualcuno ce l’ha. E lo fa pure presente.

IL VERO NODO
Detto ciò il problema  vero, quello che assilla sul serio Renzi, è che sta per partire il rush finale della Legge di Stabilità in Senato. Il menù delle modifiche possibili è già fissato: dovrebbero interessare soprattutto il Tfr in busta paga, l’aumento delle aliquote sui fondi pensione e la retroattività delle aliquote Irap. Insomma gli argomenti indicati dallo stesso relatore, Mauro Guerra del Pd al termine dei lavori della Camera: “’consegniamo al prossimo lavoro parlamentare il compito di intervenire per alleggerire” l’aggravio della tassazione “su fondi pensioni, Tfr, fondazioni, casse, con l’impegno del governo a intervenire” e anche sui minimi e sull’Irap. L’ipotesi sul tappeto è quella di ridurre il prelievo sugli investimenti dei fondi pensione dall’attuale 20 al 15-17%. Ma non è esclusa anche qualche “fuga in avanti” dei senatori e, come noto, anche lo stesso governo potrebbe utilizzare il veicolo della manovra per inserire soluzioni ad emergenze dell’ultimo momento o soluzione di vecchi temi. Due partite importanti sembrano però ormai esterne alla manovra: il tanto contestato inserimento del canone Rai in bolletta elettrica, che il premier Renzi non vuole, e la nuova local tax. Quest’ultima viaggerebbe con un provvedimento separato. Si pensa infatti ad un decreto ad hoc, più organico, che arriverebbe a gennaio.

GLI ENTI LOCALI
Altra partita ancora aperta e che dovrebbe trovare posto nella manovra è quella sulla quale si tratta ancora tra Governo, Regioni e Province. Il tentativo dei governatori sarebbe quello di attenuare il peso dei tagli senza però modificare il saldo finale. Così nella ripartizione salterebbe anche 1,5 miliardi al Ssn con annesse polemiche. Ma la trattativa è ancora da chiudere, il governo non vuole ridurre ma solo rimodulare il taglio da 4 miliardi. Così una nuova riunione dei governatori si terrebbe in settimana per arrivare a consegnare un testo, se possibile condiviso, insieme agli emendamenti del Governo che arriverebbero alla commissione Bilancio di Palazzo Madama giovedì prossimo. Resta inoltre ancora da definire il progetto annunciato da Matteo Renzi che destina 200 milioni per il “rammendo”delle periferie. Progetto sul quale è impegnato il senatore a vita Renzo Piano. Lo stanziamento, che, ha annunciato il premier, sarà inserito nella discussione al Senato, farà partire il progetto di recupero delle periferie urbane come risposta al degrado e alle violenze. Si discute infine ancora di Imu agricola. Il governo si è impegnato a rivedere l’intera materia. Il sistema, visto che si dovrebbe pagare il 16 dicembre e la manovra invece entra in vigore il primo gennaio, sarebbe quello di un decreto “a perdere”. Cioè un intervento che produrrebbe subito i suoi effetti ma poi non verrebbe convertito in legge venendo invece assorbito nella Stabilita’. Un ultimo punto controverso riguarda i Comuni: la stessa relazione tecnica indica infatti che le fusioni tra comuni che beneficeranno dello stop per 5 anni per il Patto di stabilità genereranno oneri per lo Stato pari a circa 300 milioni. Norma allo stato non coperta e quindi passibile di incagliarsi tra le strettoie delle ammissibilità. E, a ben vedere, questi sono i temi veri che angosciano Renzi, altro che  gli spot della Merkel.