Russi a caccia di affari petroliferi in Italia. Il colosso Rosneft ha messo nel mirino Saipem e le raffinerie

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Inutile girarci intorno. Quel commento a tutta pagina in cui Igor Sechin auspica la creazione di “catene  energetiche integrate a livello globale”, vergato ieri su un paginone del Corriere della sera, prelude a scenari che fanno riflettere. E questo, ma è soltanto uno degli aspetti, perché si dà il caso che Sechin sia il numero uno del colosso petrolifero russo Rosneft, che negli anni scorsi in Italia si è profuso in una campagna acquisti di assoluto livello, acquisendo partecipazione rilevanti in Saras (famiglia Moratti) e Pirelli. E perché si dà il caso che lo stesso manager russo sia stato uno dei bersagli delle ormai famose sanzioni di Usa e Ue a causa della guerra tra Russia e Ucraina. Ebbene, cosa dice Sechin nel commento titolato “Più fiducia e accordi integrati per riequilibrare il mercato”?

IL CANOVACCIO
Dopo aver dato conto dell’attuale guerra dei prezzi dell’oro nero, e aver preconizzato che la loro “risalita è inevitabile”, il manager del colosso russo auspica la creazione da parte di governi e gruppi energetici, di “catene integrate a livello globale”. È l’unica soluzione, scrive, “per far fronte alla concorrenza”. Subito dopo Sechin, apprezzando le potenzialità dell’area del Mediterraneo, dice chiaro e tondo che dalla Russia “stiamo pensando a rafforzare la nostra presenza in questo mercato se i nostri partner ci offriranno i meccanismi per migliorare l’efficienza economica dei progetti”. Ma per cercare di mettere a fuoco cosa abbia in mente Sechin, forse, è più utile andare a leggere la parte finale del commento pubblicato sul quotidiano di via Solferino: “L’approccio globale è vantaggioso non solo per Rosneft e i suoi partner, ma la creazione di una catena energetica integrata, comprensiva di produzione, raffinazione e commercio in base a contratti a lungo termine, rappresenta lo strumento di stabilizzazione più efficace per l’intero comparto energetico mondiale”.

LA LETTURA
La realtà, che questi passaggi possono contribuire a rendere un po’ più chiara, è che Rosneft continua a coltivare certe ambizioni in Italia. L’obiettivo numero uno, certo non da oggi, è la società di ingegneria petrolifera Saipem, oggi guidata dall’Ad Stefano Cao. Di recente un consistente pacchetto di azioni Saipem è stato trasferito da Eni al Fondo strategico italiano (ora Cdp Equity), il braccio operativo della pubblica Cassa Depositi e Prestiti. Dalle parti di Sechin sperano, o forse ritengono, che la sistemazione della quota azionaria in mano a Fsi sia temporanea. Ma quando parlano di “catena integrata”, è probabile che i russi facciano riferimento anche ad altri asset in dismissione, magari raffinerie e pozzi. Una cosa è certa. Il principale quotidiano italiano ha ospitato un commento di un alto manager russo, già oggetto di sanzioni, che nel suo scritto non fa nulla per nascondere ulteriori mire espansionistiche nel Belpaese.

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di Gaetano Pedullà

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