Russia al voto: cosa dicevano Meloni e Salvini sulle elezioni di Putin. Breve ripasso sulle posizioni delle destre

Yabloko cancellato per copyright, osservatori Osce mai invitati, urne nell'Ucraina occupata. Il tweet di Meloni del 2018 resta lì

Russia al voto: cosa dicevano Meloni e Salvini sulle elezioni di Putin. Breve ripasso sulle posizioni delle destre

“Complimenti a Vladimir Putin per la sua quarta elezione a presidente della Federazione russa. La volontà del popolo in queste elezioni russe appare inequivocabile.” Lo scriveva Giorgia Meloni il 18 marzo 2018 da leader di Fratelli d’Italia, e conviene rileggerlo adesso che la Russia torna alle urne. Da ieri e fino a domenica i russi eleggono i 450 deputati della Camera bassa, la Duma, 225 nei collegi uninominali e 225 con le liste, in tre giorni di voto il cui risultato si conosce già prima che aprano i seggi. Inequivocabile, appunto.

Russia al voto: la lista cancellata per diritto d’autore

Il 10 agosto la Corte suprema russa ha tolto dalla scheda Yabloko, l’unico partito registrato che si oppone alla guerra in Ucraina, accogliendo il ricorso di Rodina, formazione nazionalista vicina al Cremlino, per presunte violazioni del copyright nei materiali di campagna: una lista per la pace eliminata con un cavillo da ufficio legale di una casa discografica.

Il 17 agosto è arrivato il no all’appello e quello stesso giorno il tribunale di Pskov ha condannato il vicepresidente del partito Lev Shlosberg a 11 anni e un mese di colonia per un dibattito sulla guerra e la condivisione di una copertina del Daily Mirror con la faccia di Putin. Davanti alla Corte intanto la polizia fermava più di 85 persone, secondo il conteggio di OVD-Info.

Restano Russia Unita, che tiene la Duma da 23 anni secondo il Guardian, e i partiti che a Mosca chiamano “opposizione sistemica”, liberi di criticare ai margini e allineati sulle questioni che contano. Il Guardian ha raccontato anche l’appello televisivo della vigilia, in cui Putin ha presentato il voto come la prova che milioni di russi stanno dietro ai loro soldati. Si vota anche nelle sei regioni ucraine occupate, Crimea e Kherson comprese, e l’Osce, l’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa, ha fatto sapere il 6 agosto che Mosca i suoi osservatori nemmeno li ha invitati. Sulla carta si chiamano ancora elezioni.

Il ripasso che serve a Roma

Qui da noi l’antiputinismo è diventato una spilla da appuntare al bavero prima dei vertici. Il 6 marzo 2017 Matteo Salvini, oggi vicepresidente del Consiglio, firmò a Mosca un accordo di cooperazione fra la Lega e Russia Unita, il partito di Putin, che valeva 5 anni con rinnovo automatico in assenza di disdetta, e secondo Il Foglio, che ne ha pubblicato il testo, si è rinnovato da solo il 6 marzo 2022, dodici giorni dopo l’invasione.

Prima ancora, il 25 novembre 2015 da Strasburgo, aveva scritto “Cedo due Mattarella in cambio di mezzo Putin!” e nel luglio 2019 da ministro dell’Interno metteva Putin fra i migliori uomini di governo del mondo insieme a Donald Trump. Il 18 marzo 2024 davanti al quinto mandato dell’amico ha chiuso la pratica con «Quando un popolo vota ha sempre sempre ragione». Anche quando le liste le sceglie la Corte suprema.

Il giorno dopo Meloni al Senato ha condannato «elezioni farsa in territorio ucraino», e la frase colpiva il voto nelle regioni occupate lasciando in pace quello russo, come notò Open. Del resto nel 2014, secondo la ricostruzione di TPI, trovava “giusto che sul futuro della Crimea si esprima il popolo con un referendum”. Era il marzo dell’annessione. Forza Italia con Antonio Tajani nel 2024 denunciava pressioni forti e anche violente sul voto russo, solo che discende da Silvio Berlusconi, che nel 2010 a un forum sulla democrazia a Jaroslavl chiamava Putin dono del Signore, come ricordava L’Espresso nella sua raccolta del 2022.

Salvini il post su Mattarella l’ha cancellato il 24 febbraio 2022, il giorno dell’invasione. Quello di Meloni sulla volontà inequivocabile del popolo russo sta ancora sul suo profilo X otto anni e mezzo dopo, proprio mentre a Kherson e a Donetsk si vota di nuovo in territorio ucraino. La condanna della farsa per ora resta nel resoconto stenografico del 2024.