Sagra dei trucchetti all’Aifa. Tra amici e sanzioni nascoste, la Lorenzin spinge alla presidenza la Melchiorri

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Clientele, mezze verità e sanzioni nascoste. Quando si parla dell’Aifa, la strategica Agenzia del farmaco, le sorprese non mancano mai. Come quelle che stanno emergendo dietro il tentativo, compiuto dalla ministra della Salute, Beatrice Lorenzin, di portare alla presidenza dell’Agenzia Daniela Melchiorri, professoressa di farmacologia all’Università La Sapienza di Roma. A quanto pare l’accademica, incidentalmente coniugata con il senatore Ncd Paolo Bonaiuti, primo sponsor politico della Lorenzin, è finita nel mirino della stessa Aifa per aver percepito indebitamente compensi pubblici sforando il famoso tetto dei 240 mila euro l’anno. E non si parla di uno sforamento da poco, perché si tratterebbe di circa 300 mila euro aggiuntivi che la professoressa avrebbe incassato in più anni come consulente dell’Ema, l’Agenzia europea del farmaco.

Il punto – A ben vedere è un po’ la stessa contestazione mossa all’ex direttore dell’Aifa, Luca Pani, i cui extra compensi sono stati quantificati in oltre 600 mila euro. Il punto è che lo scorso 15 dicembre il consiglio di amministrazione dell’Agenzia ha definitivamente approvato la procedura di recupero di queste somme nei confronti della Melchiorri e di Pani. Nel comunicato Aifa conseguente al Cda di quel giorno, però, non c’è traccia di questo provvedimento. La Notizia, allora, ne ha chiesto conto all’ufficio stampa dell’ente. Il quale ha risposto che “nell’ultima seduta del Consiglio di Amministrazione di Aifa non è stato affrontato il tema del recupero delle somme eccedenti il tetto massimo per il pubblico impiego da parte del Prof. Pani”. Ma ha ammesso che “nel mese scorso è stato dato avvio alla procedura amministrativa di notifica al Prof. Pani afferente il recupero dei compensi eccedenti tale massimale. I compensi del prof. Pani derivavano dai suoi incarichi presso l’Agenzia europea dei medicinali”. Nella risposta, invece, non c’è nessun riferimento alla posizione della Melchiorri. Questa versione è però smentita dalla testimonianza resa a La Notizia da un consigliere di amministrazione dell’Aifa, il quale ha spiegato che “dopo la contestazione di un anno fa da parte dei revisori dell’Agenzia, la Ragioneria della Stato ha fatto sapere che gli extra compensi incassati da Pani e dalla Melchiorri vanno qualificati come soldi pubblici, anche se relativi a consulenze per l’Ema, perché sono comunque transitati per il bilancio dell’Aifa”. Nel caso di Pani, quindi, questi emolumenti si sono aggiunti allo stipendio da ex direttore Aifa, nel caso della Melchiorri al suo stipendio da professoressa universitaria. Il consigliere di amministrazione ha confermato che nei confronti della Melchiorri l’extra compenso, contestato per diverse annualità, si aggiorna intorno ai 300 mila euro. Di più, perché la stessa fonte ha aggiunto che proprio per questa vicenda “l’Università La Sapienza ha sottoposto la Melchiorri a un procedimento disciplinare, sfociato in una sospensione temporanea dall’insegnamento”.

La posizione – Non potendo chiederne conto all’Aifa, che come abbiamo visto non ha tanta voglia di parlare, La Notizia ha chiesto conferma alla Sapienza. Sul punto l’Ateneo ha risposto che la professoressa Melchiorri “è stata sottoposta a procedimento disciplinare da parte della Sapienza”. E “la relativa sanzione è stata impugnata dall’interessata al Tar, che ne ha sospeso l’efficacia”. Insomma, da tutte questo sembra potersi trarre la seguente conclusione: la ministra Lorenzin sta cercando di portare alla presidenza dell’Aifa un’accademica sottoposta dall’Agenzia stessa a una procedura di recupero di extra compensi, sottoposta a procedimento disciplinare da parte della Sapienza e incidentalmente moglie del mentore politico della ministra. Non male per una poltrona strategica, se si considera che l’Aifa regola l’immissione sul mercato dei farmaci contribuendo a stabilirne il prezzo. Una posizione di grande potere, che mette in contatto con i colossi di Big Pharma.

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