Sako Bakari ucciso a Taranto, è solo l’ultima vittima di crimini a sfondo razziale. Cosa dicono i numeri sul fenomeno

Da Satnam Singh a Moussa Diarra fino a Sako Bakari, ucciso a Taranto: la catena razzista certificata da Onu, Ecri, Censis, Lunaria

Sako Bakari ucciso a Taranto, è solo l’ultima vittima di crimini a sfondo razziale. Cosa dicono i numeri sul fenomeno

Sako Bakari, 35 anni, bracciante maliano. Tre coltellate in piazza Fontana, a Taranto, all’alba di sabato 9 maggio. Si rifugia in un bar, il titolare lo invita ad uscire senza chiamare la polizia. Muore in strada. Sei i fermati per omicidio aggravato dai futili motivi: tutti italiani, quattro minorenni, due maggiorenni. È il copione che Melting Pot Europa ha smesso di leggere come eccezione: “La violenza non nasce mai nel vuoto, viene preparata, alimentata, resa possibile da un clima culturale e politico che costruisce continuamente nemici interni”.

I numeri certificano cosa è stato alimentato

I numeri raccontano cosa è stato alimentato. Secondo il rapporto Censis 2024, i crimini d’odio sono passati da 555 nel 2015 a 1.393 nel 2022, più che raddoppiati. Quelli di natura razzista quasi triplicati: dai 369 del 2015 ai 1.105 del 2022, +199,4%. I dati Odihr/Osce trasmessi dal Ministero dell’Interno via Oscad segnano un calo formale nel biennio del governo Meloni: 1.106 nel 2023, 893 nel 2024. Il dato coincide con la sfiducia nelle forze dell’ordine fra persone migranti, certificata dall’Ecri nel rapporto del 22 ottobre 2024, e con la mancata trasmissione italiana di dati su procedimenti e sentenze, ferma al 2018. Il calo quindi è soltanto statistico.

Lunaria ha documentato 47 attacchi violenti nel solo 2022 e 1.125 cronache di ordinario razzismo nel triennio 2021-2023. Il Cerd dell’Onu, nell’agosto 2023, ha criticato l’Italia per “adozione di un linguaggio razzista da parte dei politici” e “atti di violenza, stigmatizzazione e molestie nei confronti delle persone di origine africana”.

La sequenza dei due anni precedenti

Satnam Singh, 31 anni, bracciante indiano, perde il braccio destro in un macchinario nelle campagne di Latina il 17 giugno 2024. Il datore di lavoro lo scarica davanti a casa, l’arto in una cassetta della frutta. Muore due giorni dopo. Giorgia Meloni lo definisce «atto disumano che non appartiene al popolo italiano». Moussa Diarra, 26 anni, maliano, viene ucciso il 20 ottobre 2024 con tre colpi di pistola da un agente della Polfer alla stazione di Verona. Il 21 aprile 2026 la gip Livia Magri ha respinto l’archiviazione, ipotizzando il concorso in depistaggio del poliziotto. Matteo Salvini aveva commentato: «Con tutto il rispetto, non ci mancherà. Grazie ai poliziotti per aver fatto il loro dovere».

A Verona, giugno 2023, cinque agenti della questura erano stati arrestati per tortura e lesioni aggravate, due con l’aggravante dell’odio razziale. Dalle intercettazioni: «Questo era da buttare nell’Adige». «Tunisino di merda, figlio di puttana». A maggio 2025 chiusura indagini per altri nove agenti, sedici i rinvii a giudizio richiesti. Nell’aprile 2024 a Bologna, in zona Corticella, una famiglia senegalese viene aggredita davanti a un bar: bambina di nove anni e diciottenne al pronto soccorso, «tornate a casa vostra».

Adesso Taranto. Il copione, come sempre, è la “lite tra stranieri” nelle prime ore. Cancellato dopo i fermi. Resta il bar che chiude la porta a un uomo ferito di morte, la procuratrice Eugenia Pontassuglia che contesta i futili motivi, il presidio del 14 maggio in piazza Fontana. Resta soprattutto il fatto che la maggioranza degli aggressori è minorenne: il razzismo che gli adulti hanno costruito nei discorsi pubblici si esegue a quindici anni, davanti ai tavolini di un bar.

Sako Bakari aveva un permesso di soggiorno e andava al lavoro. Il clima che lo ha ucciso è certificato dall’Onu, dall’Ecri, dal Censis, da Lunaria. Si è preparato a parole, si è eseguito a coltellate.