Salario minimo, in carcere chi viola la legge

Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

di Redazione

Una legge sul salario minimo, che preveda il carcere per i datori di lavoro che non la rispettano, si potrebbe fare alla svelta. A dirlo è il viceministro per l’Economia Enrico Morando. Al workshop Ambrosetti di Cernobbio, ha infatti proposto “un accordo di secondo livello che possa derogare su tutto, tranne che sulle disposizioni di legge, rispetto al contratto nazionale”. Un modo, ha spiegato, “per aiutare la produttività”.

Morando ha lodato poi il lavoro del commissario straordinario per la Spending Review, Carlo Cottarelli, e ha invitato a resistere alle probabili resistenze di chi si oppone ai tagli della spesa pubblica. “La revisione della spesa ha un’assoluta centralità e il lavoro del commissario è prezioso perchè ci dimostra che è possibile”, ha detto il viceministro durante il suo intervento, chiedendosi poi: “Abbiamo la forza politica necessaria per resistere a chi difende la spesa pubblica improduttiva e la sua scarsa qualità?”.

Ma il quadro delle riforme, compresa quella sul salario minimo, deve essere inserito in un orizzonte temporale ampio. Secondo Morando “la spending review sarà credibile se l’orizzonte temporale del Governo sarà credibilmente il 2018, e sarà ragionevole prevedere, in caso di successo di questa prima operazione, una seconda tornata caratterizzata da questa leadership, sia in grado di realizzare in Italia quel lungo ciclo di riformista che gli altri Paesi hanno vissuto,

e che l’Italia non ha mai nemmeno avvicinato, non dico conosciuto, perché tutti lo sappiamo”.

Infine, ha sottolineato il viceministro all’Economia, “per avvicinare il nostro sistema contributivo alla media europea non bastano i 10 miliardi” di cui si parla per il taglio dell’Irpef, “ma ne servono 32-33”. Questi fondi andrebbero recuperati “soprattutto con tagli alla spesa: servono tre anni se le decisioni vengono prese adesso”.

A Cernobbio il governo Renzi passa l’esame della platea del workshop Ambrosetti. Pur assente nella due giorni di lavori, in vista della definizione del def la prossima settimana, il giudizio sull’operato dell’esecutivo è più che positivo. Secondo i risultati del televoto, a cui hanno partecipato rappresentanti del mondo della finanza e dell’imprenditoria italiana e non, il 43,8% ha dato un giudizio “positivo” e il 15,2% “molto positivo”. Per un totale del 59% dei consensi.
Ill 23,8% dei partecipanti ha invece espresso per un voto “appena sufficiente”, mentre è stato “negativo” per il 4,8% e “molto negativo” per il 3,8%.