Sale la pressione negli ospedali. Ma la corsa del virus rallenta. Scende il tasso di positività. Il ministero della Salute: effetto delle nuove misure

di Davide Manlio Ruffolo
Cronaca

Con i 40.902 nuovi positivi registrati ieri, per la prima volta l’Italia supera la soglia dei 40 mila casi accertati in un giorno. Un dato spaventoso che, però, deve esser letto alla luce del nuovo record di tamponi che nelle ultime 24 ore sono stati addirittura 254.908 e per effetto dei quali, seppur debolmente, fanno scendere il tasso di positività dal 16,1% di giovedì al 15,7% di ieri. Purtroppo sono stati ben 550 i pazienti Covid deceduti anche questi in calo rispetto ai 636 del giorno precedente. A preoccupare, però, c’è il forte incremento dei posti letto occupati nei reparti Covid, salito di 1.041 unità, mentre in terapia intensiva sono 60 in più i malati assistiti.

Si tratta di un bollettino pesante per il quale nel report settimanale dell’Istituto superiore di sanità (Iss) e del Ministero della salute al cui vertice c’è Roberto Speranza, viene segnalata la necessità di “una drastica riduzione delle interazioni fisiche tra le persone, in modo da alleggerire la pressione sui servizi sanitari. È fondamentale che la popolazione eviti tutte le occasioni di contatto con persone al di fuori del proprio nucleo abitativo che non siano strettamente necessarie e di rimanere a casa il più possibile”. Una raccomandazione con cui gli esperti intendono ricordare a tutti che “è obbligatorio adottare comportamenti individuali rigorosi e rispettare le misure igienico-sanitarie predisposte relative a distanziamento e uso corretto delle mascherine” inoltre nell’atto viene ribadita “la necessità di rispettare le misure raccomandate dalle autorità sanitarie, compresi i provvedimenti quarantenari dei contatti stretti dei casi accertati e di isolamento dei casi stessi” al fine di raffreddare ulteriormente la curva dei contagi.

I DATI DELLE REGIONI. Che la situazione sia estremamente critica è chiaro da giorni ma la situazione continua a restare ben diversa da quella della cosiddetta prima ondata. In quel caso, infatti, contagi e decessi erano concentrati in pochissime regioni mentre ora il fenomeno è diffuso in tutto il Paese. Lo si evince dai dati regionali che mostrano, come troppo spesso accade, la Lombardia al primo posto con 10.634 nuovi positivi, pari al 37,45% dei casi testati, e 118 i decessi, mentre in Lazio si registra il nuovo record di positività con 2.925 casi rintracciati. Picco di nuovi casi anche in molte altre regioni con i 5.258 in Piemonte, i 1.209 della Liguria, i 1.707 della Sicilia, i 623 della Sardegna e i 354 della Basilicata. Continua a precipitare la situazione in Campania dove sono stati 4.079 i casi individuati, 40 morti e che in questa ennesima giornata drammatica, in cui la Regione di Vincenzo De Luca è passata dal colore giallo direttamente al rosso, ha segnato anche l’incremento record di 209 posti letto. Non se la passa meglio neanche il Veneto con 3.605 i nuovi casi.

OSPEDALI IN DIFFICOLTÀ. A fronte di questi dati, il numero di contagi accertati dall’inizio della pandemia è di 1.107.303. Di questi 399.238 sono guariti o dimessi, con un incremento ieri di 11.480 unità, mentre 44.139 sono le persone decedute. Attualmente i positivi nel nostro Paese sono 663.926, di cui 629.782 in isolamento domiciliare. Con l’incremento odierno di posti letto occupati, il totale dei ricoverati con sintomi sale a 30.914 mentre in terapia intensiva vengono assistiti 3.230 pazienti. Può sembrare una situazione fuori controllo ma, spiegano gli esperti, se si confrontano i dati dei contagi su base settimanale, risulta che tra lunedì e venerdì di questa settimana sono stati accertati complessivamente 172.210 casi a fronte dei 153.361 della settimana precedente e dei 121.912 di due settimane fa.

Questo significa da un lato che continua a crescere il numero di contagiati ma anche che il virus non sta progredendo in modo esponenziale come accadeva all’inizio del mese scorso. Si tratta di una buona notizia che, però, non può tranquillizzarci perché a preoccupare è la pressione sulle strutture ospedaliere. Lo sa bene il direttore del dipartimento Prevenzione del ministero della Salute Gianni Rezza che, in un videomessaggio, ha spiegato che “si verifica un preoccupante aumento sia dei ricoveri ospedalieri sia dei ricoveri in terapia intensiva e questo chiaramente giustifica ulteriori misure restrittive che devono essere prese soprattutto nelle regioni che sono a rischio più elevato e naturalmente induce la popolazione a comportamenti prudenti”.