Salvini alla polacca, porte aperte solo agli ucraini. Per il leader della Lega l’accoglienza è solo uno slogan da recitare

Salvini
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Ci è ricascato: proprio non ce la fa Matteo Salvini a stare lontano dai social. E così, specie in momenti delicati, il rischio di sproloquiare a sproposito è sempre altissimo. Risultato? Ieri su Twitter ha espresso un concetto tutt’altro che nobile (qui il tweet). Della serie: ci sono migranti e migranti, ci sono le persone che scappano dalle guerre, dalla fame e dalla distruzione in Europa e le persone che scappano dalle guerre, dalla fame e dalla distruzione nel sud del mondo di cui, forse, si può fare a meno perché sono “guerre di serie b”.

Proprio non ce la fa Matteo Salvini a stare lontano dai social

Leggere per credere: “Accogliere chi scappa davvero dalla guerra è un dovere morale, porte e cuori aperti a donne e bimbi dall’Ucraina. Ma far sbarcare decine di migliaia di clandestini, che spesso piuttosto la guerra ce la portano in Italia, è indegno, per un Paese e per un ministro”, ha scritto Salvini riportando il titolo di un articolo de Il Giornale.

Per fortuna in tanti hanno commentato attaccando il segretario leghista che, manco a dirlo, si è ben guardato dal tornare sui suoi passi. “Vergognati! Mi chiedo come tu possa guardarti allo specchio senza provare vergogna per quello che dici” è stata la risposta lapidaria, tra gli altri, del primo cittadino di Bologna, Matteo Lepore.

Insomma, per Salvini ci sono i rifugiati che giustamente dobbiamo accogliere in fuga dall’Ucraina perché “l’ex amico” Vladimir Putin ha deciso arbitrariamente di bombardarli. E poi ci sono tutti gli altri, i clandestini di cui, sembra, ci siamo dimenticati. Eppure di guerre si muore e dalle guerre si scappa in diversi angoli del globo. Siria, Yemen, Somalia, Nigeria, Myanmar, Afghanistan, Sudan, Congo, Iraq, Somalia, Libia, per citarne alcune.

Talvolta non ci sono bombe lanciate da forze aeree; lì si preferiscono le mine anti-uomo, piccole scatoline che basta pigiare con un piede, anche di bambino. Poi ci sono i paesi con situazioni “al limite” del conflitto o della guerra civile, dove non meno agevolmente si può perdere la casa, un caro o la propria stessa vita.

Ma tutto questo per Salvini non conta. Meglio pubblicare una foto generica (peraltro è bene che qualcuno lo avvisi: è evidentemente stata scattata in estate, non a marzo) e inveire contro i “clandestini”. Ma così facendo, se si fanno distinguo di questo tipo, caro Salvini, il dubbio che comincia a venire in mente è che non si attaccano i rifugiati ucraini semplicemente perché non conviene. E sarebbe davvero orrido se fosse così.