Salvini con le spalle al muro, tra la tentazione del Papeete bis e la federazione con Silvio per fregare la Meloni

Salvini al bivio dopo la doppia débâcle elettorale: uscire dal Governo e tornare al voto o federarsi con Forza Italia per fregare la Meloni

Sconfitta dopo sconfitta, ora Matteo Salvini è arrivato di fronte a un bivio: decidere se proseguire con il sostegno al governo o pianificare un Papeete bis, sotto il sole di fine luglio/inizio agosto, per salutare la comitiva e tentare un improbabile rilancio.

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Il primo turno delle Amministrative consegna un quadro disastroso per la Lega, che ha visto materializzarsi quanto annunciato dai sondaggi: il sorpasso di Fratelli d’Italia. E quindi l’opa di Giorgia Meloni sulla leadership del centrodestra per le prossime Politiche. In qualche modo, Salvini è chiamato a elaborare una strategia di risposta, anche perché lo scenario era già noto, addirittura a Verona città-simbolo della caduta del salvinismo.

L’eventuale vittoria al secondo turno di Federico Sboarina sarebbe un palliativo: brucia il calo della lista della Lega e comunque il fatto che un candidato di centrosinistra, Damiano Tommasi, abbia chiuso il primo turno in testa. “Il recupero non è affatto scontato”, è la sensazione che rimbalza tra i leghisti. Si teme che Flavio Tosi sia disposto a tutto pur di danneggiare il sindaco uscente, suo acerrimo avversario.

Si Salvini chi può

La prima reazione al voto è stata “alla Salvini”: far finta di niente, parlando dell’azione leghista nel governo Draghi, in primis sul fisco. A parole assomiglia “all’inizio della fine”, ossia un passo ulteriore verso l’uscita dalla maggioranza.

“Stare al governo col Pd è impegnativo”, ha ripetuto oggi, marcando la distanza rispetto al partito di Enrico Letta. La tentazione di strappare c’è, secondo quanto apprende La Notizia. L’anima movimentista di Salvini, quella incarnata dal deputato Claudio Borghi, è sempre viva e vegeta.

L’impennata dello spread e il ritorno sul tavolo della riforma delle pensioni offrono la grande occasione per rispolverare due evergreen dell’ex Capitano: la critica all’euro, più in generale all’Unione europea, e l’assalto frontale alla “legge infame Fornero”, come l’ha sempre definita il segretario del Carroccio.

Un nostalgico ritorno al passato. Ma c’è una conseguenza da valutare: un’eccessiva forzatura su questa strategia condurrebbe inevitabilmente al punto di non ritorno, alla rottura definitiva. E quindi con quel Papeete bis, tante volte evocato. Del resto Meloni non ha perso l’occasione per punzecchiare l’alleato, o presunto tale, “mi aspetterei che una politica responsabile dicesse il governo è finito” e “si va al voto perché questo Parlamento che mantiene in piedi il governo non rappresenta l’Italia”.

Un messaggio nemmeno così difficile da decodificare. Così, sotto il sole agostano, Salvini potrebbe decidere di tornare all’opposizione nei pochi mesi che precedono la campagna elettorale. E mettersi sullo stesso piano di Meloni.

Il muro dell’ala governista

Questa posizione deve fare i conti con l’ala più moderata, quella governista di Giancarlo Giorgetti, o comunque sospettosa rispetto allo sbocco del voto. Ci sono prima di tutto delle valutazioni politiche: con la guerra in Ucraina che va avanti e la crisi economica che inizia a far sentire gli effetti, si preferisce la stabilità. Con l’intenzione di far terminare la legislatura alla scadenza naturale, quindi nella primavera del 2023. Esiste, però, una preoccupazione meno sofisticata: molti parlamentari della Lega sanno che non torneranno in Parlamento al prossimo giro. Un timore rafforzato dai numeri: il livello di consenso del Carroccio è lo stesso delle Politiche del 2018. Ma ci sarà da fare i conti con il taglio dei parlamentari: almeno un terzo tra deputati e senatori leghisti sono consapevoli che Camera e Senato resteranno una chimera, salvo posizionamenti blindati nelle liste. Nel dubbio, dunque, meglio tenersi l’esistente e navigare a vista. L’opzione prudente è spinta da un ulteriore ragionamento.

ANNESSIONE AZZURRA
“Matteo Salvini e Silvio Berlusconi possono compiere il passo decisivo verso la federazione, battendo con la tattica Giorgia Meloni”, spiega un deputato di centrodestra, ben informato sul dossier della federazione forzaleghista.

Dunque, in questi mesi l’ex ministro dell’Interno avrebbe il tempo di sviluppare il progetto con il fondatore degli azzurri e annunciare l’operazione al momento opportuno. Tra le fila di Forza Italia, qualcuno vede come una possibile scialuppa di salvataggio l’approdo tra le braccia di Salvini, seppure fosse un’annessione di fatto.

Il partito non è tanto in salute, quindi meglio affidarsi a qualche iniziativa salvifica. O che, comunque, fornisce qualche possibilità in più. In questo contesto complicato, il leader della Lega ha un solo motivo reale per sorridere: non si intravedono competitor interni, al momento.

Il presidente della Regione Veneto, Luca Zaia, resta defilato, mentre il governatore del Friuli Venezia Giulia, Massimiliano Fedriga, non ha ancora la forza per cercare di detronizzare Salvini.

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