Lega, Salvini convoca il congresso. E si vota la fiducia da solo: candidato unico in un partito con un sesto dei voti rispetto al 2019

Salvini convoca il congresso d'ottobre con gli stessi delegati che lo acclamarono a Firenze. La Lega è al 5,6%, Vannacci al 7,7%

Lega, Salvini convoca il congresso. E si vota la fiducia da solo: candidato unico in un partito con un sesto dei voti rispetto al 2019

Matteo Salvini ha trovato l’unico congresso che è sicuro di vincere, quello che ha già vinto. Lo ha annunciato dal palco di Pontida, a fine comizio e senza avvisare nessuno, chiedendo alla sua «famiglia» la fiducia «alzata di mano per alzata di mano», e la famiglia chiamata a votare a ottobre è la stessa che il 6 aprile 2025, a Firenze, lo aveva rieletto per acclamazione, candidato unico, segretario fino al 2029. I delegati sono quelli e il Corriere della Sera li descrive in larga maggioranza schierati con il segretario: un congresso che lavora da notaio.

Il resto lo tradisce la regia. Ci sono le magliette “Io sto con Matteo” che qualcuno legge come un’iniziativa del partito, ci sono i cori sul capitano unico, e c’è l’avvertimento recitato a voce alta: «la prima voce fuori posto» dovrà spiegare ai militanti perché fa un favore alla sinistra. Al consiglio federale spetta fissare tempi e regole, e come sanno tutti i consiglieri sono in larga maggioranza salviniani. L’arbitro, insomma, si scrive il regolamento da solo.

Una corsa senza avversario

Ieri sera Salvini ha chiesto di fare «entro un mese al massimo», senza una data e senza un luogo, perché prima una commissione deve scrivere il regolamento, e sugli sfidanti ha detto di aspettarsi «che si candidi qualcun altro». Aspetta un avversario dopo avergli tolto il tempo per esistere. Generoso. Chi volesse sfidarlo dovrebbe scrivere una mozione e contare i delegati in quattro settimane, mentre il segretario usa la legge di Bilancio e il caro benzina come alibi della fretta. Intanto il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana può giurare che non starà zitto, tanto parlare è proprio ciò che Salvini gli concede, dentro un’assemblea già contata.

La strategia sta tutta nel calendario. Un congresso entro la fine di ottobre lascia ai nordisti il tempo di litigare ma non per organizzarsi, una tattica del logoramento, costruita sulla scommessa che l’ala critica difficilmente riesca a mettere in piedi uno sfidante in poche settimane. Il capogruppo della Lega al Senato Massimiliano Romeo, l’unico nome che i nordisti potrebbero spendere, ha liquidato la domanda sulla propria candidatura, come riporta Libero, con un «è presto per dirlo». Il governatore leghista della Lombardia Attilio Fontana giura dal palco che non starà zitto. Solo che parlare è proprio ciò che Salvini gli concede: una tribuna, dentro un’assemblea già contata.

Poi c’è la moneta di scambio. Molti raccontano che sullo statuto il segretario potrebbe cedere e riesumare l’idea del ministro Roberto Calderoli, una Lega federata con Nord, Centro, Sud e Isole, ognuna autonoma sotto un segretario nazionale, che Salvini aveva scartato nei mesi scorsi. Se la riprende adesso è perché costa poco: concede ai governatori la forma del federalismo e si tiene il comando. E intanto ha lanciato come candidata sindaca di Milano la vicesegretaria Silvia Sardone, sovranista e fedelissima, una scelta che Domani legge come l’ennesimo sgarbo ai nordisti.

Il conto arriva nel 2027

Fuori dal pratone i giudizi sono più ruvidi. Nelle parole raccolte dal quotidiano Domani gli ex leghisti confluiti nel Patto per il Nord parlano di un congresso «farlocco». È sostanzialmente una farsa, anzi una grande purga, e Il Foglio conta circa 450 uomini del segretario stipati nel parlamentino che elegge il leader. Per altri è una trappola, con gli stessi delegati e senza nemmeno le dimissioni del segretario. Certo, sono voci ostili ma hanno il difetto di combaciare con i numeri.

Nella Supermedia YouTrend/Agi del 17 settembre la Lega è al 5,6 per cento, dietro Futuro Nazionale di Roberto Vannacci, che sta al 7,7. Alle europee del 2019 Salvini aveva portato il partito al 34,3 per cento, a quelle del 2024 era già sceso al 9. E il generale che si è mangiato i consensi della Lega è lo stesso a cui Salvini aveva consegnato la tessera sul palco di Firenze. Il congresso d’ottobre servirà a confermare la linea di chi ha prodotto quel crollo, a un anno dalle politiche, chiedendo a chi dissente di tacere. Il dissenso che in via Bellerio perde la parola, però, ha già un altro indirizzo dove spenderla.

A Firenze Salvini aveva detto che al congresso successivo sarebbe tornato «da delegato», perché lì ci sarebbe stato il prossimo segretario. Ci torna da candidato unico, con la Lega a un sesto del 2019, mentre l’uomo della tessera gli fa concorrenza da fuori con due punti di vantaggio. Si salva lui, paga il partito.