Salvini di lotta e Lega di Governo. Dal Carroccio un film già visto. Il Capitano mezzo No-Euro e mezzo europeista. Dialoga con gli alleati, ma rilancia il Ponte sullo Stretto

Matteo Salvini
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“Io dall’inizio ho detto che per chi metteva le magliette ‘no Euro’ andare al governo insieme a chi ha salvato l’euro, cioè Mario Draghi, l’imbarazzo di spiegare la conversione è il loro, non certamente il mio”. Così ieri il presidente dell’Emilia Romagna Stefano Bonaccini, intervistato su La7, riguardo alla presenza della Lega nella maggioranza. Non si illuda il governatore dem, nessun imbarazzo: è pur vero che Matteo Salvini un paio d’ore prima, sulla stessa emittente, incalzato sulla moneta unica, ha così risposto: “Euro irreversibile? Solo la morte lo è”, ma l’uomo è così, ama spiazzare e cambiare le carte in tavole.

Del resto è un Pesci, è un po’ umorale, ed estremamente “flessibile”, si adatta alla situazione: un po’ concavo e un po’ convesso, Nutella biscuits ma una tartina caviale che fai la rifiuti?, il pratone di Pontida ma anche il salotto buono di Confindustria , va bene lo stile “descamisados” in t-shirt e felpa ma all’occorrenza si tira fuori pure un bel completo sartoriale e cravatta abbinata, la riconferma del ministro Speranza (di Leu) ieri è era una scelta sbagliata ma oggi va sostenuto, poverino, che “ha vissuto un anno sotto pressione”.

E persino la Boldrini, esibita ad una festa del Carroccio sotto forma di bambola gonfiabile, diventa una piacevole interlocutrice davanti a un buon caffè. Deponiamo l’ascia di guerra (parole sue) e fumiano il camulet della pace, tutti insieme appassionatamente. È la politica bellezza, è l’arte del compromesso, del “ma anche” di veltroniana memoria, del così è se vi pare, e soprattutto del “sono come tu mi vuoi”. E ci mancherebbe pure, niente veti né pretese, è l’Europa che ce lo sussurra, è Mattarella che ce lo chiede: Draghi è la migliore delle scelte possibili e Salvini con l’ingresso al governo ha dimostrato “grande senso di responsabilità prendendosi in carico le sorti del Paese”.

Del resto o mangi questa minestra o ti si rivolta il partito del Pil, quei ceti produttivi del nord che ai toni da comizio e ai facili slogan hanno sempre preferito il pragmatismo e i risultati concreti, il Palazzo alla piazza, il governo alla lotta. Cristallino in merito il governatore Zaia, quando qualche giorno fa ha sentenziato che “non c’erano alternative” al governo Draghi: “Un governo che esce dalle urne è un’altra roba, ma siamo di fronte a un’operazione che ricorda molto il ‘National unity government’ di Winston Churchill”. Tutti folgorati sulla via di Città della Pieve. Senza dubbio, le priorità sono l’uscita dall’emergenza sanitaria, il Recovery e la ripartenza economica e il leader della Lega ne è ben consapevole: “Penso che la politica, almeno per i mesi che abbiamo davanti, deve risolvere tutti i problemi legati alle tre emergenze: lavoro, salute, scuola. Poi non mi permetto di pre-giudicare i tecnici del governo che non conosco”.

E poi c’è ancora la partita dei viceministri e dei sottosegretari da piazzare nei ministeri chiave, ma per quanto possibile non bisogna neanche trascurare troppo un certo elettorato “duro e puro” che rischia di confluire pericolosamente a destra: Salvini sta cercando di barcamenarsi come può, fra i toni accomodanti per dialogare nel governo e nella maggioranza (fa cose, vede gente…) ma senza rinunciare ai suoi consueti affondi. L’ultimo lo ha riservato ieri alla gestione dei trasporti: “Vergognose le code chilometriche sul Brennero, l’ Austria come la Germania fanno entrare i camionisti in arrivo dall’ Italia solo dopo un tampone negativo: facciamo lo stesso con loro”. E tanto per non farsi mancare nulla rilancia pure sul ponte sullo Stretto, argomento buono per tutte le stagioni.