Salvini cerca di mascherare il flop. Ma nei territori la Lega è in rivolta. Crollo delle liste nelle grandi città. Il mea culpa del Capitano: “Colpa dei nostri errori”

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La data non è fissata, ma per la Lega la strada è ormai segnata: i territori chiedono i congressi. Ad essere in discussione non è la leadership di Matteo Salvini, più per mancanza di alternative che per altro: nonostante la narrazione che vuole il Carroccio irrimediabilmente spaccato in due, con un’ala che farebbe capo all’ala governista capeggiata dal ministro Giorgetti, ai governatori e agli “ortodossi” del Nord e l’altra di stretta osservanza salviniana e del suo cerchio magico, nessuno al momento (nemmeno il potente “Doge” Zaia o il promettente governatore del Friuli Venezia Giulia Fedriga) se la sentono di sfidare apertamente colui che ha portato il partito su percentuali mai viste prima.

Anche se il 34% delle europee del 2019 è ormai un pallido e lontano ricordo e la disfatta della coalizione di centrodestra (al ballottaggio a Roma e Torino ma rovinosamente perdente nelle altre metropoli al voto), e soprattutto i risultati poco edificanti delle liste della Lega, non lasciano spazio ad interpretazioni: se non Salvini, la sua linea è assolutamente in discussione. A Milano, in particolare, la batosta è difficile da mandar giù: il candidato Luca Bernardo, stracciato dall’uscente Beppe Sala (leggi l’articolo), era stato fortemente voluto da Matteo ma più che altro il dato devastante è il fatto che la lista della Lega sia crollata rispetto alle europee del 2019 dove trionfò col 27%.

Nella sua città, dove peraltro ha rinunciato per la prima volta dopo quasi 30 anni a presentarsi al Consiglio comunale, la Lega non riesce ad andare oltre il 12% tallonata da FdI che triplica i voti rispetto alle scorse amministrative e sfiora il 10% (dati relativi alle 23, ndr). Del resto la chiamata alle armi del capolista del partito della Meloni, Vittorio Feltri era chiara (“Vogliamo prendere un voto in più di Salvini”).

Non ha raggiunto l’obiettivo ma poco ci manca, e non va meglio a Torino dove il civico Damilano riesce ad andare al ballottaggio ma la lista del Carroccio è sostanzialmente pari a quella di FdI mentre a Roma quest’ultimo non solo ha il proprio candidato Michetti che andrà al secondo turno con una percentuale superiore a quella del dem Gualtieri ma ha stracciato la lista della Lega: 18% di FdI vs il 6% dell’alleato (FI che non arriva al 4%). Per il Capitano dunque si delinea all’orizzonte, limpida, una doppia resa dei conti: la sfida per la leadership e il malcontento della base nel suo partito.

RESA DEI CONTI. Prova a giustificarsi Salvini ieri allo Speciale Tg1: “Abbiamo offerto troppo poco tempo per conoscere i candidati. L’anno prossimo – ha detto commentando i primi risultati delle elezioni amministrative che già nel pomeriggio profilavano una disfatta – votano 25 capoluoghi importanti per il centrodestra che ha il dovere di individuare i candidati il prima possibile per avere almeno 6 mesi di tempo per spiegare la nostra alternativa”.

Chi vivrà vedrà ma l’hic et nunc certifica una realtà molto amara. Che si va ad aggiungere all’insofferenza dei territori – quelli attenti al Pil più che agli slogan – che da mesi ha messo nel mirino le continue strizzate d’occhio ai No vax e la posizione critica nei confronti del Green Pass. E poi ci sono i dirigenti locali che certo in questi anni non hanno visto di buon occhio (per usare un eufemismo) una gestione verticistica del partito, con il segretario che ha piazzato ai vertici dei coordinamenti i suoi fedelissimi senza passare per il consenso della base: la Lega non celebra i congressi da sei anni ma ora non si può rimandare: per il cerchio magico salviniano mala tempora currunt.

“Innanzitutto una riflessione, senza inventarsi scuse: se la metà dei cittadini sceglie di non votare non è certo colpa loro, è solo colpa nostra. Dei nostri errori, litigi e ritardi: che mi serva e ci serva di lezione” ha scritto Salvini in un post su Facebook. “Stravinciamo in Regione Calabria, con il doppio dei voti del candidato di sinistra (54 a 27). Andiamo al ballottaggio a Roma e Torino, dove cinque anni fa al ballottaggio andarono PD e 5Stelle. Abbiamo perso (al primo turno e di tanto) Bologna, Milano e Napoli: responsabilità solo nostra. Abbiamo vinto al primo turno in città come Grosseto, Novara e Pordenone”.

“Arriviamo al ballottaggio in tante altre città fra cui Caserta, Latina e Varese – va avanti il Capitano -, dove fino a ieri governava la sinistra. La Lega ha oggi circa 50 Sindaci in più rispetto a ieri in tutta Italia, dalla Puglia alla Lombardia, dall’Emilia alla Basilicata, dal Veneto alla Liguria. Ma quando milioni di persone non vanno votare abbiamo perso e ho perso, c’è da lavorare di più e meglio. Quindi GRAZIE a voi per i consigli, le critiche, i dubbi e le proposte. E buon lavoro di cuore a TUTTI i Sindaci, di qualunque colore politico, per il bene della nostra Italia”.