Salvini ha fatto flop sui rimpatri: in 6 mesi meno di 3mila espulsi. Il decreto Sicurezza non ha risolto l’emergenza: di questo passo servono 83 anni per 500mila irregolari

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Non c’è giorno che il ministro dell’Interno Matteo Salvini non ribadisca come il decreto Sicurezza abbia rivoltato interamente un Paese, garantendo tutela ai cittadini italiani e una pesante stretta sugli immigrati irregolari. È talmente preso da questa battaglia che il vicepremier ha voluto anche chiudere il cerchio, come si sa, con un secondo decreto che ha dato ancora maggior potere al Viminale in fatto di controllo su accoglienza e sbarchi. Eppure i numeri raccontano uno scenario completamente diverso. Uno scenario per cui la sola parola che viene in mente è: fallimento. Nei primi sei mesi del 2019, infatti, gli stranieri rimpatriati sono stati 2.839. A snocciolare i dati è stato ieri il Garante dei detenuti, Mauro Palma, in audizione in commissione Affari costituzionali alla Camera dei Deputati. “A fine anno – ha spiegato Palma – saremo sui 5.600-6.000 (rimpatri, ndr) numero in linea con quelli degli ultimi anni. Mentre qualcuno aveva parlato, a seconda dei casi, di 500mila o di 90mila da espellere…”. Il riferimento ovviamente non è casuale e rivela il fallimento, al di là di sponsor e parole del Capitano, della politica migratoria fino ad ora. In piena campagna elettorale, infatti, Salvini aveva parlato di 500mila irregolari in Italia che avrebbe prontamente espulso. Prima delle europee, rendendosi conto della cifra che aveva sparato e dei pochi risultati ottenuti, aveva prontamente abbassato la soglia a 90mila. Ma proviamo a giocare coi numeri per renderci conto di quanto ampio sia questo fallimento: seppure si arrivasse ai 6mila rimpatri annui, se gli irregolari fossero 90mila ci vorrebbero comunque 15 anni; se fossero 500mila, ben 83. Non proprio un successone, dunque, quello di Salvini.

FALLIMENTO DIETRO L’ALTRO. Ma c’è di più. Palma, infatti, ha spiegato di essere reduce da visite presso i Centri di permanenza per il rimpatrio funzionanti e previsti dal decreto Sicurezza – Palazzo San Gervasio (Potenza), Ponte Galeria (Roma), Torino, Caltanissetta, Brindisi e Bari – ed ha definito “indecorose” le condizioni di alcune strutture. Il Garante ha anche segnalato che delle 2.267 persone trattenute nei centri nei primi sei mesi dell’anno, solo il 39% sono state rimpatriate. Altro disastro. Anche perché in gioco c’è il problema non banale della libertà delle persone: “Questo – ha osservato Palma – ci pone il problema della legittimazione della privazione della libertà per le rimanenti persone. A Palazzo San Gervasio, ad esempio, sono state trattenute per periodi vari 491 persone e di queste ne sono uscite per essere rimpatriate soltanto 80 (il 16,3%). Significa che gli altri sono stati trattenuti senza che questo avesse portato all’esito per cui il centro è stato creato”.  A riguardo Palma è tornato anche su un’altra questione da non sottovalutare: l’uso delle “fascette” ai polsi utilizzate dall’Italia per i rimpatriati sui voli Frontex “mentre il Belgio – ha osservato il Garabte – ad esempio non le accetta. Stiamo lavorando perché si arrivi a un’uniformità”. Che, tuttavia, oggi manca completamente. Ma non è finita qui. Nel corso dell’audizione, infatti, Palma ha illustrato “un altro dato preoccupante”: nei primi sei mesi del 2019 ci sono stati 26 voli charter (4 in Egitto, 1 in Gambia, 4 in Nigeria e 17 in Tunisia) che hanno portato all’espulsione di 566 persone. Ebbene, per questi rimpatri “sono stati impiegati ben 1.866 operatori di polizia”. In pratica per ogni persona espulsa, sono stati necessari più di 3 operatori. Un numero evidentemente spropositato. E che rende conto, anche in questo caso, del fallimento delle politiche portate avanti fin qui. Insomma, più che decreto Sicurezza, sarebbe il caso di chiamarlo decreto-disastro. Bis.