Salvini in fuga dal flop dei referendum, così Matteo ha rinnegato la battaglia della Lega sulla sicurezza

Salvini scappa dal disastro dei referendum: oltre alla figuraccia con i quesiti ha rinnegato la battaglia per la sicurezza della Lega

Matteo Salvini, come suo solito, scappa. Il leader leghista nel suo scomposto attacco alla magistratura – così come gli ha insegnato il suo nume tutelare Silvio Berlusconi – non riesce a non mostrare tutta la sua vigliaccheria.

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L’ex cavaliere almeno si batteva mettendoci la faccia, apparendo in lotta a mani nude (anche se le sue “mani nude” sono soldi, televisioni e numerosi politici al soldo), Matteo Salvini invece non trova nemmeno la serotonina per presentarsi in conferenza stampa a commentare il referendum meno partecipato di sempre in cui il 20,9% peggiora il precedente record negativo (il 23,3% alla consultazione sulla legge elettorale nel 2009) e riesce a collezionare anche una sostanziale percentuale di No.

Matteo Salvini in fuga

Il danno per la Lega è doppio: non solo per l’ennesima volta ha confermato di essere irrilevante politicamente ma per brigare un referendum rovinoso si è bruciata decenni di “sicurezza” strillata in nome della certezza della pena e del carcere come soluzione di tutti i mali.

Il leader leghista è l’unico politico capace di ammorbidirsi e continuare a perdere voti, alla ricerca di un controsorpasso a Giorgia Meloni che nel frattempo si sfrega sorniona le mani.

Così accade che la sera del referendum lo stesso Salvini pronto a ingozzarsi di Nutella pur di conquistare un trafiletto sulla stampa non si presenti davanti ai giornalisti perché “fuori città con la figlia” – scrive il suo ufficio stampa – lasciando l’analisi della sconfitta a uno squinternato Roberto Calderoli che si assume la responsabilità di gridare al “complotto”.

“La Lega ci mette la faccia”, dice Calderoli. Solo che la sua è la faccia scura di chi evidentemente sta riflettendo su quanto gli costino in termini di credibilità personale questi decenni ben pagati in Parlamento. Immancabile, come tutti i complottisti, anche l’accusa ai propri compagni di viaggio: “Non c’è stata attività sul territorio né da parte di Fratelli d’Italia né da parte di Forza Italia”.

Nemmeno il tempo di qualche secondo che però il vice presidente del Senato scodinzola ringraziando Berlusconi e la sua spalla (il vice presidente della Lega Andrea Crippa) interviene per precisare che “il centrodestra rimane unito”.

Fuffa e propaganda

Dall’altra parte intanto Silvio Berlusconi si supera maldicendo la legge Severino che secondo lui andrebbe “affossata”: “Per una cosa risibile – dice Berlusconi – mi hanno condannato a sei anni di esclusione dalla vita politica. I servizi sociali mi sono piaciuti perché mi è sempre piaciuto aiutare gli altri. Ho fatto delle cose che mi facevano tornare a casa contento. Mi hanno buttato fuori dalla politica italiana per molti anni. Poi mi sono fatto eleggere e ho avuto moltissimi voti nel parlamento europeo dove lavoro per l’interesse dell’Italia e di tutta l’Europa”.

Ascoltandoli risulta incredibile che si siano trovati in giro perfino quelle poche persone disposte ad andare al seggio prendendoli sul serio. Ma per rendersi conto di quanto siano codardi basta leggere i giornali di oggi, toccare con mano il silenzio che è calato sul referendum come se in questo fiasco non ci siano messaggi da decifrare e su cui riflettere.

Anche gli analisti mendaci del giorno dopo non se la sentono di fare propaganda annusando l’aria in giro. Rimane questo riflesso malinconico di chi spera che tutto finisca in fretta, che ci si dimentichi subito di una squinternata iniziativa politica colma di vergogna. Poi, passato il giusto tempo, ricominceranno ancora.

Pubblicato il - Aggiornato il alle 16:06
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