Salvini ne ha per tutti, ma tace sulle sue grane. I leghisti attaccano Zingaretti sulle mascherine e Grillo sul figlio ma fanno scena muta sui loro scandali

di Giuseppe Vatinno
Politica

Matteo Salvini ha una tattica da consumato attore di varietà che utilizza ogni qual volta è sotto attacco: scarica sugli avversari politici attacchi su altre vicende molto meno rilevanti della sua. Ma procediamo con ordine. La Lega deve avere un problema con i denari visto che deve restituire ben 49 milioni di euro che sono non un tesoretto ma un vero tesorone; soldi degli italiani cioè di tutti noi. Poi, con cadenza pressoché regolare, i suoi amministratori rimangono invischiati in storie sempre di soldi.

Per citarne il penultimo è quello della fornitura di mascherine alla Regione Lombardia da parte di suo cognato che vede penalmente coinvolto anche il governatore Fontana. E poi il fuoco di artificio dei nuovi arresti. Secondo il gip di Milano Di Rubba, Scillieri e Manzoni hanno condotto in “modo occulto” una operazione di grande abilità per vendere a prezzo gonfiato un capannone della Lombardia film commission. Uno scandalo che è piombato dritto dritto nella sede nazionale della Lega a via Bellerio.

I tre sono citati anche nell’inchiesta sui 49 milioni di euro di cui dicevamo e a Di Rubba e Manzoni – quest’ ultimo è stato a cena con Salvini – il tesoriere e parlamentare della Lega Giulio Centemero ha consegnato anche le chiavi della contabilità del partito. Salvini si è così difeso: “La Lega i soldi che prende, li prende per le donazioni degli italiani”. C’è allora da capire se queste “donazioni degli italiani” siano volontarie o no. Sta di fatto che con una incredibile regolarità Salvini e la Lega si trovino sempre invischiati in storie di soldi. Come mai? E poi come mai dice di conoscere solo due dei tre arrestati quando il terzo ha militato ben tre anni nella Lega? È possibile che capitino tutte a lui?

Ma il Capitano, invece di spiegare, utilizza una tecnica piuttosto brutale e anche poco raffinata: rivolta la frittata, nel senso che contesta i problemi e le magagne degli altri. Ad esempio nel caso del governatore del Lazio Nicola Zingaretti, lo ha posto sullo stesso piano giudiziario, diciamo così, del governatore lombardo Fontana facendo notare la vicenda della truffa delle mascherine subita dalla regione Lazio di 14 milioni di euro. Ma le cose non sono sullo stesso piano perché la vicenda di Fontana è emblematica di un certo modo di procedere leghista. Una volta “scoperto” il cognato e Fontana avrebbero fatto rapida marcia indietro ed invece di vendere avrebbero donato.

Di entrambe le vicende si sta occupando la magistratura e a lei spetterà naturalmente il giudizio finale, ma già sul piano puramente fattuale si può agevolmente constatare l’assoluta diversità del profilo di gravità. L’altro fatto che l’ex ministro dell’Interno rinfaccia a Beppe Grillo è la vicenda del figlio Ciro che è stato accusato di stupro insieme a tre amici dopo una serata nella discoteca di Porto Cervo Billionaire di Flavio Briatore. Anche qui la giustizia farà il suo corso e, oltretutto, la vicenda è ancora coperta dal segreto istruttorio.

Ma che c’entra Beppe Grillo col figlio? L’intemerata di Salvini è del tutto evidente: cerca di accostare mediaticamente il padre al figlio per gettare fango sui Cinque Stelle. E c’è una bella differenza tra il legame diretto che hanno gli arrestati nelle vicende della Lega con Salvini stesso e quello tra il figlio di Grillo e il padre, e per proprietà algebrica riflessiva salviniana l’intero Movimento.