Salvini parla per la Destra. E la Meloni gli dà del bugiardo. Da Matteo fiducia a Draghi per conto della coalizione. Giorgia lo zittisce: non rappresenta Fratelli d’Italia

Salvini Berlusconi
Share on facebook
Share on twitter
Share on whatsapp
Share on telegram

Lo definisce un “lapsus” Giorgia Meloni, il fatto che il leader della Lega Matteo Salvini, nella nota diramata dopo l’incontro avvenuto ieri con Silvio Berlusconi, ieri nella Capitale per il secondo giro di consultazioni col premier incaricato Mario Draghi, abbia confermato la disponibilità a dar vita ad un nuovo governo guidato dall’ex numero uno della Bce non solo a nome del suo partito ma dell’intera coalizione di centrodestra. “Gli italiani hanno fretta. Hanno fame di salute, di lavoro, di scuola e di libertà Non si può perdere altro tempo: noi rinnoviamo – come Lega e come centrodestra – la disponibilità a dar vita al nuovo governo che metta al centro la salute degli italiani, il taglio delle tasse, il taglio della burocrazia, un ritorno alla vita”. E ancora: “Non poniamo veti e non diciamo no pregiudiziali. Responsabilità velocità ed efficienza: noi ci siamo”.

Appunto: noi chi? Il perimetro del centrodestra non si esaurisce certo a FI, che peraltro ha sempre giocato a carte scoprte manifestando da mesi la volontà di far parte di un eventuale governo di unità nazionale con dentro i “migliori” e alla Lega, in versione europeista convinta, neo liberista, folgorato sulla via di Città della Pieve. E Meloni lo fa notare: Salvini parla di centrodestra unito a favore di Draghi? “Lo considero un lapsus , ovviamente il centrodestra non si racchiude in coloro che hanno deciso di tornare al governo con il Pd e il Movimento 5 Stelle: c’è anche un’altra opzione, quella di Fratelli d’Italia, nell’interesse della nazione, in maniera collaborativa”.

E, intervistata ai microfoni del Tg3, ribadisce la sua posizone: Fdi voterà ‘no’ al governo Draghi perché “La maggioranza che sosterrà l’ex presidente della Bce è la stessa che sosteneva Conte. è difficile provare a ricostruire l’Italia con gli stessi che l’hanno distrutta. Ciò non toglie che se Draghi intenderà cambiare passo rispetto a Conte, le nostre proposte ci saranno anche dall’opposizione’’. Anche perché, a differenza di Salvini che appoggiando l’uomo del whatever it takes cerca una via per accreditarsi in Europa – la Lega appartiene al gruppo Identità e Democrazia con le Pen e gli ultranazionalisti tedeschi di Afd – Meloni gode già di uno standing internazionale, è il presidente del partito dei Conservatori europei, che nel Parlamento Ue ha un gruppo molto folto e che annovera 44 partiti di oltre 30 nazioni, dove nessuno di essi, peraltro, governa con la sinistra o con i socialisti.

Discorso diverso per Berlusconi che, pur non avendo bisogno di accreditarsi né con l’ex governatore di Bankitalia (fu il suo governo a nominarlo per quella posizione e successivamente ad indicarlo in Bce) né in Europa, dove FI siede fra i banchi del Ppe, con la nuova svolta europeista/moderata di Salvini può però temere un’erosione di voti da parte del Carroccio in quei ceti produttivi, soprattutto del Nord, che da sempre si considerano “europei”, non solo italiani e che più che alle ideologie badano al fatturato. Non a caso la conversione repentina del Capitano porta la firma di Giorgetti ma anche dei governatori, Zaia in primis. Evidente dunque che, al di là della nota di circostanza “Lungo e cordiale colloquio tra Matteo Salvini e Silvio Berlusconi a Villa Grande, la nuova residenza romana del presidente di Forza Italia”, le diffidenze e la competizione interna fra alleati rimangano.

Come afferma Meloni “quando la democrazia ritornerà in Italia e gli italiani lo vorranno, governeremo assieme. Intanto, per ora, abbiamo fatto scelte diverse”. Soffermandoci su quest’ultima frase è evidente come sia cambiato lo scenario, basti pensare che nemmeno dieci giorni fa si facevano vertici su vertici per cercare di mantenere una posizione comune. Quando Salvini dice ai suoi che la scelta della Lega ha spiazzato tutti si riferisce sì al fatto che un pezzo della futura maggioranza pone paletti proprio sulla Lega – non soltanto il Pd, che si è definito “alternativo”, ma anche Leu e il M5s, con Grillo che ha raccontato ieri in un video di aver posto esplicitamente la questione al premier incaricato – ma è chiaro che una sorta di disorientamento ci sia stato anche in FdI.

Non a caso Meloni ha sottolineato di “comprendere ma non condividere” le posizioni degli alleati e chiede anche rispetto per le sue scelte. Anche perché la data delle elezioni per il rinnovo delle giunte comunali di importanti città capoluogo si avvicina a grandi passi e, tassello dopo tassello, non senza difficoltà e veti incrociati, il centrodestra sta provando a mettere insieme il risiko delle amministrative. Non a caso ieri la leader di FdI ha affermato che “Il centrodestra unito parlerà con una sola voce al prossimo vertice quando dovremo decidere i candidati alle amministrative”.

L'editoriale
di Gaetano Pedullà

Quell’asse Draghi-Renzi sui Servizi

A volte guarda che strane le coincidenze! Il direttore del Dis (il coordinamento dei Servizi segreti) Gennaro Vecchione informa il Copasir, cioè il Parlamento, che lo 007 Marco Mancini ha incontrato Matteo Renzi nell’autogrill di Fiano Romano senza informare i superiori, e 48 ore dopo

Continua »
TV E MEDIA