Salvini rischia il naufragio pure sulla Open Arms: oggi il verdetto del Senato. Renzi scioglie le riserve: sì al processo

di Maria Elena Cosenza
Politica

Qualcuno salvi il soldato Matteo. Ci risiamo. In Senato oggi si vota sulla richiesta a procedere nei confronti di Matteo Salvini per la vicenda Open Arms. Un caso non senza precedenti. Basti ricordare l’episodio della nave Diciotti: lo stop di uno sbarco di migranti in Sicilia di luglio 2018. I senatori dell’allora maggioranza gialloverde votarono compattamente contro l’autorizzazione a procedere nei confronti del leghista. E il caso Gregoretti, 131 migranti bloccati al largo di Augusta. L’esito, però, fu diverso: in Aula, l’attuale maggioranza giallorossa spedì il Capitano a processo – prima udienza ad ottobre dinanzi ai giudici di Catania – con 152 voti a favore. Uno pari, palla al centro quindi. Questa volta, per sfuggire ad un nuovo giudizio, all’ex ministro degli Interni servirebbero 160 senatori disposti a salvarlo. Numeri che, però, Salvini rischia di non avere. Sulla carta, i voti sicuri sono i 63 della Lega, i 17 di FdI e i 56 di Fi. In totale 136, non sufficienti, appunto, per evitare il processo. A favore dell’autorizzazione, invece, pendono i 35 voti del Pd, i 95 dei 5S e i 5 di Leu. In totale 135. A fare l’ago della bilancia saranno dunque i 18 voti dei renziani di Italia Viva. Che lo scorso 26 giugno, non hanno partecipato al voto, riservandosi un’ulteriore valutazione in vista del voto in Aula. Certo è che dopo l’accordo raggiunto sulle commissioni – incidenti a parte – Iv che ha incassato tutte le presidenze concordate non avrebbe motivo per votare difformemente rispetto al resto della maggioranza.

E infatti in mattinata Matteo Renzi ha sciolto le riserve: “Salvini non agì per interesse pubblico”. È la motivazione con cui il leader di Italia Viva annuncia, nell’aula del Senato, il voto del suo partito a favore dell’autorizzazione a procedere per il processo Open Arms. “Noi dobbiamo rispondere alla domanda non se Salvini ha commesso reati o no, o se fosse accompagnato da altri membri del governo. A questo risponde la magistratura. Ma se ci fu interesse pubblico. E per me l’interesse pubblico non c’è nel tenere un barcone lontano dalle coste”, afferma Renzi. Che si attira subito gli strali di Forza Italia, con la senatrice Licia Ronzulli che gli rinfaccia: “Il suo garantismo è a senso unico alternato”.

Ma di cosa è accusato Salvini? Il 1° agosto 2019 – si legge nella memoria difensiva depositata dal leader della Lega – la Ong battente bandiera spagnola, Open Arms, effettuò il salvataggio di 55 persone che si trovavano a bordo di un natante di legno in area di competenza libica. Il ministro degli Interni emanò quel giorno “di concerto con il ministro della Difesa, il ministro delle Infrastrutture e Trasporti e informandone il presidente del Consiglio, il provvedimento che ha disposto il divieto di ingresso, transito e sosta in mare territoriale italiano”. Il giorno successivo la nave ha effettuato un altro salvataggio di 69 persone a bordo di un gommone. Ed infine il 9 agosto prese a bordo altri 39 migranti. Il coordinamento di tale operazione veniva assunto da Malta che si dichiarava disponibile ad accogliere sul proprio territorio solo gli ultimi 39 soccorsi. Tuttavia, il comandante della Open Arms “rifiutò la proposta maltese, a motivo della presenza di altre 121 persone, in navigazione da già otto giorni”. Salvini è accusato di sequestro di persona plurimo e rifiuto di atti d’ufficio per aver trattenuto a bordo della nave – al largo di Lampedusa – i 164 migranti poi fatti scendere su ordine del procuratore di Agrigento, dopo venti giorni. Ma, secondo il leader della Lega, “da un attento esame dei fatti accaduti non può ritenersi sussistere nessuna violazione di norme penali in quanto la condotta che viene contestata altro non è che un’automatica conseguenza delle scelte politiche effettuate dall’intera compagine governativa nel perseguimento dell’interesse pubblico”. Sulla Open Arms, per i giudici, i migranti  versavano “in una situazione di grande disagio, fisico e psichico, di profonda prostrazione psicologica e di altissima tensione emozionale che avrebbe potuto provocare reazioni difficilmente controllabili”. Ma non solo, avevano evidenziato “l’indiscutibile ruolo di primo piano svolto e, per certi versi, rivendicato dal ministro Salvini”.