Salvini rischia la deriva pure sul caso Gregoretti. La memoria difensiva in vista del processo è un’auto-assoluzione

di Nicola Scuderi
Politica

C’è spazio anche per una citazione di Luca Palamara nella memoria difensiva depositata ieri da Matteo Salvini sul caso della nave Gregoretti. Nel lungo testo, non molto diverso da quello depositato mesi fa dall’ex ministro dell’Interno alla giunta per le autorizzazioni a procedere, rivolgendosi al giudice per le indagini preliminari il Capitano ricorda “anche le intercettazioni” del pm indagato per corruzione a Perugia e in cui con un altro magistrato, Paolo Auriemma, riferendosi all’ex Ministro dell’interno diceva: “ora bisogna attaccarlo”.

Può sembrare un passaggio di secondo piano ma la realtà è che questa frase, contenuta nelle 50 pagine di memoria difensiva, descrive a pieno il sentimento provato da Salvini che si sente letteralmente assediato. Un lunghissimo testo in cui il leghista tenta di spiegare il proprio punto di vista, discolpandosi da ogni accusa. Non c’è stata, si legge nel testo, “nessuna illecita privazione della libertà personale” dei migranti che sono rimasti a bordo della nave Gregoretti “solo il tempo necessario per concordare con altri Paesi europei il loro trasferimento”.

Una sorta di fermo temporaneo che, come già affermato dal leader del Carroccio in svariate occasioni, sarebbe stato deciso a tavolino da tutto il governo, a partire dalla Presidenza del Consiglio fino al ministero degli Esteri e a quello dei Trasporti. Circostanza, questa, seccamente smentita dai diversi ministri, nonché dallo stesso premier Giuseppe Conte, e a cui, per dirla tutta, non sembrano credere neanche i magistrati che, infatti, per la vicenda della Gregoretti non hanno chiesto alcun provvedimento nei loro confronti. Tuttavia Salvini tira dritto e nel testo arriva a sostenere che si è trattato di un “meccanismo” rodato e che “è stato applicato anche in vari episodi successivi, quando Salvini non era più al Viminale. Emblematico in tal senso il caso della nave Ocean Viking”.

Una memoria difensiva che a tratti sembra un manifesto politico, tanto più nella parte finale dove si legge che le decisioni prese sulla Gregoretti sono dovute al fatto che “ho giurato di essere fedele alla Repubblica, di osservare lealmente la Costituzione e le leggi e di esercitare le mie funzioni nell’interesse esclusivo della Nazione” ed “è con questo spirito che ho sempre agito da Ministro dell’interno, nel rispetto dei miei doveri e della volontà del popolo sovrano”. Questi i passaggi fondamentali contenuti nelle oltre 50 pagine con cui la difesa del Capitano intende smontare l’accusa di sequestro di persona pluriaggravato che, codice alla mano, nell’udienza del prossimo 3 ottobre a Catania potrebbe costargli, in caso di rinvio a giudizio, fino a quindici anni di carcere.

Una memoria difensiva in cui non mancano gli allegati, in particolare quelli sulla fittissima corrispondenza, a partire dal 26 luglio, intercorsa tra Viminale, presidenza del Consiglio, ministero degli Esteri e Commissione europea. Tra queste Salvini cita, “per la loro nitidezza”, le dichiarazioni del Presidente del Consiglio “il quale in data 28 dicembre 2019, in occasione della conferenza stampa di fine anno, affermò: Per quanto riguarda le ricollocazioni abbiamo sempre a livello di Presidenza, anche con l’ausilio del Ministero degli esteri, lavorato noi per ricollocare e quindi consentire poi lo sbarco”. Nel testo, inoltre, c’è spazio anche alla rivelazione secondo cui a bordo della Gregoretti erano presenti anche due scafisti che sono stati fermati dopo lo sbarco.