Salvini scuote la Libia. Dopo fiumi di no, ora Tripoli dice sì agli hotspot, ma fuori dai confini a Sud del Paese. Intanto la Lifeline chiede un porto alla Francia. E Macron neppure risponde al telefono

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Un incontro con i giornalisti per “spiegare tre o quattro cose” del suo viaggio in Libia. Il ritorno di Matteo Salvini, visibilmente stanco, dalla sua prima missione ufficiale (“ne seguiranno altre e sempre nell’area del nord Africa”) è all’insegna della rivendicazione del lavoro svolto: “In 23 giorni con noi al Governo l’Italia ha riconquistato orgoglio e centralità in Europa”. Con un occhio ai rapporti di buon vicinato: “C’è totale condivisione fra Italia e Libia, vicinanza e assoluta collaborazione». Ma il governo ha dato esplicite indicazioni alla Marina italiana di non rispondere agli Sos dei barconi? “Dovete chiederlo al mio collega Toninelli, con cui sto lavorando d’amore e d’accordo”, la risposta di Salvini, che poi aggiunge: “Se così fosse avrebbe il mio totale sostegno”.

A seguire, una raccolta del Salvini-pensiero. Sulle Ong: “La Libia ci ha chiesto di proseguire nel blocco del traffico di esseri umani che vede nelle ong soggetti, non so se consapevolmente o inconsapevolmente, complici degli scafisti”. Sulla Francia: “Il ministro francese è ignorante, nel senso che ignora la situazione di questa nave che ha agito ignorando le segnalazioni della guardia costiera italiana e libica: è una nave fuori legge che va sequestrata. Mi stupisce la cattiveria dei francesi, sarebbe un bel gesto l’apertura del porto di Marsiglia a questa nave che non si vede perché deve arrivare in Italia visto che non ha nulla a che vedere con il nostro paese».

Il ministro ha poi criticato la retorica sui centri di tortura in Libia, salvo poi affermare “che se ci siano violazioni o collusioni coi trafficanti è possibile”.  Aggiungendo poi che “spesso e volentieri sono gli equipaggi delle ong a essere più pericolose di altri per i migranti”.  E ha aggiunto: “Il Consiglio Europeo? Finalmente l’Europa, dopo anni discute di una proposta italiana”. Sul superamento del trattato di Dublino, “ci sono dieci punti, l’Italia è tornata protagonista”.

La visita in Libia – Muro della Libia alla proposta di Matteo Salvini di costituire degli hotspot sul territorio di Tripoli. L’ennesima prova di una collaborazione per troppo tempo di facciata anche sul versante dei Paesi del Nord Africa. Unica concessione, la convocazione di una conferenza sull’immigrazione illegale in Europa, prevista per settembre. A darne l’annuncio sono stati congiuntamente il vicepresidente libico Ahmed Maiteeq e il nostro vicepremier e ministro dell’Interno, oggi in Libia, con lo scopo di far partire proprio in quel Paese i primi centri di selezione dei richiedenti asilo in Europa, gli hotspot appunto.

No agli hotspot in Libia – “Siamo d’accordo su diversi punti in materia di immigrazione illegale con l’Europa ma rifiutiamo categoricamente la presenza di qualsiasi campo per migranti in Libia: questo non è permesso dai libici e dalla legge libica”, ha detto il vicepresidente libico. Incassato il no, Salvini non si è arreso ed è tornato a chiedere all’Europa di passare “dalle parole ai fatti: l’Italia e la Libia non possono essere lasciate sole in tema di immigrazione. È necessario che siano protette le frontiere esterne dell’Unione europea, ma che siano rafforzate anche le frontiere al sud della Libia. Deve essere un interesse comune dell’Europa la stabilità dei Paesi del Mediterraneo nel pieno rispetto della sovranità delle autorità libiche”.

“Formula globale contro l’immigrazione” – Lo sviluppo della cooperazione tra Italia e Libia in diversi settori, compresa la lotta contro le migrazioni illegali e le reti del traffico degli esseri umani: questo uno degli argomenti principali dell’altro incontro di oggi, stavolta tra Salvini e il premier del Governo di accordo nazionale di Tripoli, Fayez al Sarraj. Lo riporta il governo riconosciuto dall’Onu sul suo profilo Facebook ufficiale. Le parti “hanno convenuto di sviluppare una formula globale per combattere il fenomeno” delle migrazioni illegali, “tenendo conto delle dimensioni di sicurezza, economiche e umanitarie, dando grande importanza a mettere in sicurezza il confine meridionale attraverso programmi di addestramento rivolti alle forze libiche”, si legge nella nota del governo di Tripoli. Sarraj ha evidenziato i rapporti che legano Italia e Libia, sottolineando gli sforzi compiuti da Roma per consentire al paese nordafricano di superare la crisi attuale.

Lifeline chiede aiuto a Francia e Spagna – Intanto l’ong tedesca Lifeline, la cui  nave con 230 migranti a bordo continua a vagare nel Mediterraneo, respinta da Malta e Italia, mette con le spalle al muro il prodigo presidente Francese Emmanuele Macron, chiedendo di poter attraccare in un porto francese. Così adesso l’Eliseo – che si è detto in più occasioni sdegnato per la chiusura dell’Italia – è a un bivio: o accetta gli immigrati e poi Macron spiega il motivo ai suoi elettori e ai francesi in generale, oppure diventa automaticamente un ipocrita certificato, avendo chiesto ad altri di fare quello che poi lui si è rifiutato in casa propria.

“Chiederemo alla Francia – ha detto il fondatore dell’organizzazione che gestisce la Lifeline, Axel Steier – e di darci il benvenuto. Se non avremo una risposta, lasceremo Malta per andare al Nord. La situazione della nave intanto sta diventando preoccupante perché a bordo c’è un numero di persone tre volte superiore alla capienza e comincia a scarseggiare il cibo.

Nel messaggio di Steier si ringrazia la Spagna del governo socialista come “unico Stato europeo” che si è assunto la responsabilità in questa crisi umanitaria, ma si fa presente che l’imbarcazione non può raggiungere, come ha fatto l’Aquarius, le coste spagnole, perché troppo piccola. L’ong chiede dunque al governo spagnolo di concedere visti umanitari ai 234 naufraghi a bordo, “a causa dell’urgenza della situazione e lo stato di necessità” di queste persone. Il governo spagnolo, insiste la missiva, potrebbe negoziare bilateralmente con Malta lo sbarco delle persone Lifeline per il successivo trasporto in Spagna in aereo.