Salvini, slogan e distintivo. Tra migranti e Tav. Due decreti e poco più. Sparate continue e invasioni di campo nelle competenze dei colleghi. Così il Capitano mira solo al consenso

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La Lega continua a salire nei sondaggi criticando continuamente le iniziative del Movimento 5 Stelle ma fino a ora ha incassato poco in termini di provvedimenti attesi dai suoi elettori. Dall’inizio del Governo guidato da Giuseppe Conte, il partito di maggioranza che ha portato a casa più risultati è stato il Movimento 5 Stelle, basti pensare al Decreto Dignità, al taglio dei vitalizi dei parlamentari (con 56 milioni l’anno di risparmi), al Decreto Spazzacorrotti e al Reddito di Cittadinanza.

Poi è stata la volta di Quota 100, un provvedimento condiviso da lega e 5 Stelle. Mentre per quanto riguarda i provvedimenti di esclusivo interesse del partito di Matteo Salvini, c’è la prima tranche della Flat Tax e il successo registrato sul fronte degli sbarchi dei migranti a fronte del flop delle espulsioni. Poi la Lega ha iniziato a bombardare quasi tutti i provvedimenti messi in campo dai Cinque Stelle.

In principio è stato il Tav, la cui messa in discussione è prevista dal contratto di Governo firmato da Matteo Salvini e Luigi Di Maio. Una commissione di altissimo livello ha passato settimane per fare l’analisi costi benefici che ha sancito l’inutilità della Torino-Lione, ma la Lega si è impuntata per portarla avanti ugualmente mentre il Movimento ne ha fatto una questione dirimente per la sopravvivenza dell’alleanza di Governo, così si è deciso di rimandare la scelta definitiva di qualche mese.

Poi è toccato al Decreto Sblocca Cantieri, necessario per far ripartire l’economia legata ai lavori pubblici ma affossato dalla Lega inserendo proposte indigeribili per i pentastellati, come il condono edilizio mascherato. La nazionalizzazione della Banca d’Italia, sostenuta dal partito di Di Maio nella scorsa legislatura e apprezzata da molti big del Movimento è finita su un binario morto quando il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, il leghista Giancarlo Giorgetti ha posto il suo veto.

Poi è stata la volta degli accordi con la Cina per la Via della Seta, dopo mesi di negoziati portati avanti dal capo politico del Movimento 5 Stelle insieme a uno dei fedelissimi di Salvini (il sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci), quindi in piena sintonia con i vertici del Carroccio, è arrivato lo stop del leader leghista e che ha iniziato a bombardare l’iniziativa spacciandola come un rischio per la sicurezza nazionale, salvo poi cavalcarla per la parte che consentirà all’aziende italiane di aumentare le loro esportazioni verso il colosso asiatico.

L’ultima iniziativa portata avanti dal Movimento 5 Stelle e messa in difficoltà dalle bordate di Salvini con il sostegno del ministro dell’Economia, Giovanni Tria, sono i decreti attuativi per procedere al risarcimento dei risparmiatori truffati dalle banche fallite (Banca Etruria, Cariferrara, Carichieti e Banca Marche). Le norme sono, da settimane, sulla scrivania del ministro dell’Economia in attesa di una firma che non arriva. Fino a due giorni fa Salvini non se ne è mai preoccupato, salvo poi esprimere la sua stima per Tria e dire che si aspetta la firma del ministro in settimana. Un modo per soffiare ai 5 Stelle la scena sui rimborsi ai risparmiatori truffati. Insomma siamo davanti a una spirale in cui il Carroccio blocca le norme volute dagli alleati per erodergli il consenso, senza considerare il fatto che in caso di crisi il suo partito non potrà vantare grandi risultati.

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di Gaetano Pedullà

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