Salvini vuole il nucleare. Il leader della Lega avverte Draghi: “Il Governo sostenga la proposta della Commissione Ue. Non ci servono dei No ideologici”

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“L’Italia ha bisogno di gas e nucleare pulito per aiutare famiglie e imprese a pagare bollette meno care, non ci servono dei No ideologici”. È quanto ha detto il leader della Lega, Matteo Salvini. “Siamo sicuri che il premier Draghi e il ministro Cingolani – ha aggiunto – sosterranno l’impostazione della Commissione europea e di altri governi, da quello francese a quello finlandese: meno emissioni, bollette meno care e più indipendenza nazionale per luce e gas”.

“Bene che la Commissione Ue abbia finalmente deciso di riconoscere gas e nucleare nella tassonomia che finanzia le fonti green – ha detto anche il senatore il responsabile dipartimento energia della Lega, Paolo Arrigoni -, ma la bozza di atto delegato presentata a fine anno da Bruxelles contiene elementi di forte preoccupazione per l’Italia. I criteri per il gas naturale sono troppo stringenti, poco compatibili con le attuali tecnologie e per il nostro Paese, in particolare, è penalizzante la proposta di includere tra i progetti finanziabili solo le centrali a gas che sostituiscono quelle a carbone o a petrolio”.

“Questo è uno schiaffo per paesi virtuosi come il nostro – ha aggiunto -, che con l’obiettivo di tutelare l’ambiente e a scapito di basse tariffe dell’elettricità, hanno nel tempo attuato il phase-out di quasi tutte le centrali a carbone, mentre è certamente un grande favore per paesi come la Germania che invece hanno ancora in esercizio tante centrali a carbone e a lignite.

“Anche l’impossibilità di rimpiazzare centrali a gas prossime a fine vita – ha concluso l’esponente della Lega – determinerà seri rischi nella stabilità del sistema elettrico. Occorre dunque adoperarsi nelle sedi europee per modificare questi criteri e ridefinire le tempistiche per raggiungere le basse soglie emissive richieste per la transizione”.

Dall’archivio: Per Bruxelles il nucleare è green. Ma la Germania guida la rivolta Ue. Da Berlino a Madrid, levata di scudi contro l’Europa. L’unica a tacere è Roma con il ministro Cingolani.