Sanità lombarda in rianimazione. Ecco il conto della Riforma Moratti

Tagli al personale, carenza di posti letto e di farmaci. Così la destra in Lombardia ha portato la sanità al collasso.

“Non credo sia corretto reintegrare i medici novax tra i pazienti fragili, credo comunque che sia giusto istituire una commissione d’inchiesta per far luce su quanto accaduto negli ultimi due anni”. All’indomani dell’insediamento dell’ex commissario regionale per l’emergenza Covid Guido Bertolaso come assessore alla Sanità, è la riforma sanitaria della vice governatrice dimissionaria Letizia Moratti a presentare il conto.

OTTOBRE ROSA

Tagli al personale, carenza di posti letto e di farmaci. Così la destra in Lombardia ha portato la sanità al collasso

“Bertolaso si trova in una sanità che non funziona, quella di Formigoni che è stato arrestato e di Letizia Moratti poi. I primi a far diventare la salute un business sono stati loro”, replica a muso duro Marco Maria Fumagalli, consigliere regionale M5S e membro della Commissione d’inchiesta regionale che definisce “boicottata” dalla giunta Fontana e dalla maggioranza. Poi, oltre le polemiche, ci sono i fatti.

Caos negli ospedali dove manca il materiale di primo soccorso come cerotti e farmaci salvavita. Liste d’attesa bloccate, pronto soccorso in tilt e carenza di personale infermieristico e medico sono i disagi riportati negli ultimi giorni tra Lodi, Milano e Pavia. Tra le priorità è stato indicato l’abbattimento delle liste d’attesa per cui Fontana ha dichiarato di aver messo a bilancio 100 milioni di euro.

“Il problema delle liste di attesa non riguarda solo la nostra regione. Le carenze maggiori si riscontrano da un punto di vista organizzativo ma sono convinto che li risolveremo. L’obiettivo entro fine mese è dare ai cittadini delle tempistiche precise” ha dichiarato Bertolaso. Andando nel dettaglio delle criticità emerse, però, la situazione è più complessa.

L’Ospedale di Lodi e i presidi che ne dipendono (Codogno, Casalpusterlengo e Sant’Angelo Lodigiano) sono andati nel caos a causa della mancanza di materiale medicale e farmaceutico come bende, cerotti, farmaci salvavita, antibiotici e antiepilettici con segnalazioni di dializzati che devono portare i farmaci da casa e ortopedici costretti a impiegare bende inadatte e flebo fissate con lo scotch.

La penuria di farmaci e materiali riguarda numerosi reparti e nessuno ha il coraggio di denunciare a partire dai medici, spaventati dalla situazione diventata ingestibile, riporta il Fatto Quotidiano. “Quando abbiamo domandato alla farmacia ospedaliera perché fosse vuota, ci è stato risposto che è tutta colpa di Aria (l’Agenzia regionale per gli acquisti sanitari) che avrebbe esaurito il budget”.

A Milano pronto soccorso bloccati e pazienti sempre più anziani senza familiari che si occupino di loro

Al Policlinico di Milano e nelle altre strutture della provincia la situazione non è migliore. Pronto soccorso bloccati e pazienti sempre più anziani senza familiari che si occupino di loro. Sono i medici internisti della Lombardia a lanciare l’allarme al convegno organizzato dalle due società scientifiche del settore, la Fadoi e la Simi, a cui ha partecipato un’ottantina di primari sui 110 totali in Lombardia. Non basta rivedere l’organizzazione dei pronto soccorso, serve un intervento più ampio.

“Questi malati – ha dichiarato Chiara Cogliati del Sacco di Milano – rimangono bloccati nei nostri pronto soccorso quando non c’è posto in medicina interna”. I letti nei reparti spesso sono occupati da anziani in via di miglioramento ma che non possono tornare a casa perché nessuno può badare a loro. “Così il flusso si blocca”. Una parziale risposta dovrebbe arrivare dagli ospedali di comunità che potrebbero fare da ponte tra le strutture sanitarie e il ritorno a casa. Interventi che in vista delle prossime regionali rischiano di protrarsi di mesi.

In tutta la provincia mancano infatti all’appello 200 medici ed infermieri

A queste emergenze, si aggiunge l’assenza cronica di personale medico, come emerso dal tavolo sindacale Cgil, Cisl e Uil al San Matteo di Pavia. In tutta la provincia mancano infatti all’appello 200 medici ed infermieri. In particolare, servirebbero circa 50 medici, 110 infermieri e una 40na tra biologi e tecnici di laboratorio.

I reparti più scoperti, quelli di emergenza-urgenza (Pronto-soccorso e anestesisti) seguiti da Cardiologia, Pediatria, Ortopedia e Psichiatria. Accade al policlinico San Matteo ma anche negli ospedali di Vigevano, Voghera, Stradella, Mortara, Mede e Varzi.

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