Santanchè capitola e si dimette: “Pago i miei conti e anche quelli degli altri”

Il redde rationem di Meloni si è concluso ieri con l’addio di Santanchè. Le opposizioni: senza sconfitta al referendum nessun repulisti

Santanchè capitola e si dimette: “Pago i miei conti e anche quelli degli altri”

Il furioso redde rationem della premier Giorgia Meloni, che ha portato nel day after della sconfitta al referendum le dimissioni di Andrea Delmastro e Giusi Bartolozzi, si è concluso ieri con l’addio di Daniela Santanchè. Che lascia il suo incarico di governo di ministra del Turismo con una lettera a Giorgia in cui sfoggia un garibaldino “obbedisco”. “Volevo che le mie dimissioni fossero separate dalla vicenda contingente ed assai diversa che ha riguardato l’On Delmastro che pure paga un prezzo alto. Chiarito questo non ho difficoltà a dire ‘obbedisco’ e a fare quello che mi chiedi”, scrive Santanchè.

“Non ti nascondo un po’ di amarezza per l’esito del mio percorso ministeriale ma nella mia vita sono abituata a pagare i miei conti e spesso anche quelli degli altri”, continua. “Ieri (martedì) forse bruscamente (capirai il mio stato d’animo) ti ho rappresentato la mia non disponibilità ad una mia immediata dimissione perché volevo fosse separata sia dai commenti sul referendum perché non vorrei essere il capro espiatorio di una sconfitta che non è certo stata determinata da me, atteso anche il risultato in Lombardia e sinanche nel mio municipio”, argomenta l’esponente di FdI. “Mi premeva e mi preme sottolineare che ad oggi il mio certificato penale è immacolato”.

I guai giudiziari che minacciano la pitonessa

Sarà pur vero ma i guai giudiziari che gravano sulla pitonessa sono tanti. Entro l’estate i pm di Milano dovrebbero chiudere l’indagine per bancarotta fraudolenta su tre società del gruppo del biofood Bioera-Ki Group. Indagine a carico anche di altri ex amministratori, oltre alla senatrice, tra cui il suo ex compagno Canio Mazzaro. Entro fine aprile, è atteso il deposito ai pm anche della relazione del curatore fallimentare di Ki Group Holding, la terza società fallita in ordine di tempo, per cui la liquidazione giudiziale è stata dichiarata il 5 giugno 2025. Anche in questa tranche, come nei casi dei fallimenti Ki Group e Bioera per i quali è già indagata, la senatrice di FdI rischia un’altra accusa di bancarotta.

Santanchè è già a processo con altri a Milano per il presunto falso in bilancio su Visibilia, gruppo editoriale da lei fondato in passato. Mentre è congelata, in attesa di una decisione della Consulta su una questione di utilizzabilità di alcuni atti, l’udienza preliminare per la vicenda della presunta truffa aggravata all’Inps sulla cassa integrazione nel periodo Covid. “Io sono il vostro male assoluto, sono una donna libera, porto i tacchi da 12 centimetri, ci tengo al mio fisico, amo vestirmi bene”.

Quando si disse orgogliosa di essere ricca

Era il febbraio del 2025 e durante una mozione di sfiducia alla Camera la ministra sfidò, in un crescendo, chi la voleva dimissionaria a causa dei suoi problemi giudiziari. “Sono l’emblema, lo rappresento plasticamente, di tutto ciò che detestate. Voi non volete combattere la povertà volete combattere la ricchezza”, disse rivolta ai banchi dell’opposizione, vantandosi di essere “quella del Twiga e Billionaire”.

Da Welcome to meraviglia a Welcome to dimissioni

Ma stavolta non ha potuto salvarla il suo amico e collega di partito Ignazio La Russa, il repulisti di Meloni dopo la batosta referendaria includeva che andassero fuori dai piedi tutti coloro con guai giudiziari sul groppone. Della sua esperienza di ministra ci rimane la campagna pubblicitaria tra le più discusse di sempre: “Welcome to meraviglia”, lanciata nel 2023 per rafforzare il brand Italia nel mondo: protagonista era la Venere di Botticelli nel ruolo di influencer.

Le opposizioni in trincea: dimissioni tardive, se avesse vinto il Sì nessun repulisti

Adesso le opposizioni, che avevano già prima dell’annuncio delle dimissioni presentato una mozione di sfiducia verso la ministra, si chiedono cosa sarebbe successo se avesse vinto il sì al referendum. Nulla. Tutti gli impresentabili sarebbero probabilmente rimasti saldi nel loro posto al governo. “Santanchè si è dimessa, dopo che per tre anni Meloni l’ha scudata e l’ha fatta scudare dal Parlamento, salvandola anche dalle nostre mozioni di sfiducia. Ci sono voluti 15 milioni di vostri voti al referendum per ottenere solo oggi le sue dimissioni. Abbiamo un governo che barcolla e una premier debolissima, che deve delle spiegazioni sul degrado istituzionale di cui si è resa responsabile. Lo deve fare di fronte al Paese e al Parlamento”, dice il leader M5S, Giuseppe Conte.