Scadenze fiscali rinviate e ristori. I decreti del Governo diventano tre. Via libera al dl ter. In arrivo entro la fine dell’anno il quater. Con gli aiuti all’economia e il congelamento delle tasse

di Raffaella Malito
Politica
Conte Gualtieri

Arrivano in tarda serata sul tavolo del Consiglio dei ministri il decreto Ristori ter e la relazione sul nuovo scostamento di bilancio. Dalla cifra ipotizzata inizialmente di 1,3-1,4 miliardi il decreto sale a 2 miliardi. Per lo scostamento invece l’orientamento è su una richiesta di 8 miliardi che potrebbe comunque non incidere sul livello del deficit programmato (10,8%) grazie in particolare al buon andamento delle entrate del terzo trimestre.

POTENZA DI FUOCO. Il Ristori ter sarà coperto con risparmi dei fondi stanziati dai precedenti decreti anti-crisi ma ancora non spesi e servirà per finanziare le misure di ristoro in automatico alle Regioni che cambiano di fascia. E’ di soli 6 articoli la bozza del Ristori ter approvato nella notte dal Cdm: vengono stanziati 1,45 miliardi per aumentare la dote dei contributi a fondo perduto per le attività colpite dalle misure restrittive. Alla lista dei codici Ateco che ricevono aiuti si aggiungono i negozi di scarpe e accessori. In arrivo, poi, un fondo da 400 milioni di euro nel 2020 per i Comuni per consentire “l’adozione di misure urgenti di solidarietà alimentare”.

Mentre 200 milioni andranno alla sanità: 100 milioni in più saranno a disposizione di Domenico Arcuri per l’acquisto e la distribuzione di farmaci per la cura dei pazienti Covid. Nel provvedimento saranno inoltre estese alcune norme del bis, come il credito d’imposta sugli affitti e il rinvio delle scadenze fiscali per autonomi e partite Iva. L’extra deficit sarà invece utilizzato per finanziare il decreto Ristori quater che arriverà dopo il via libera delle Camere allo scostamento previsto per giovedì 26. In questo provvedimento dovrebbe trovare spazio anche il rinvio delle scadenze fiscali (acconti Irpef, Irap e Ires di fine novembre, i contributi previdenziali e le ritenute fiscali dei dipendenti di metà dicembre e l’acconto Iva del 27 dicembre) e delle rate della rottamazione ter e del saldo e stralcio, che altrimenti ripartirebbero il 10 dicembre.

In questa direzione spingono Iv e M5S. Lo stop dovrebbe riguardare le imprese fino a 50 milioni di fatturato con perdite di almeno il 33 per cento. Il calcolo delle perdite dovrebbe essere basato sul confronto fra il primo semestre 2020 e lo stesso periodo del 2019 per le scadenze di novembre e su novembre 2020, rapportato allo stesso mese dell’anno scorso, per i versamenti di dicembre. Anche se finora il 60% ha continuato a pagare le rate e molti contribuenti riceveranno l’encomio per le tasse, ha detto il ministro dell’Economia, Roberto Gualtieri. Poi per l’inizio del prossimo anno si prevede un ulteriore scostamento.

Si parla di una richiesta di extra deficit pari a circa 15-20 miliardi. Con queste risorse aggiuntive il fondo Covid da 3,8 miliardi previsto in manovra per i ristori del 2021 potrebbe essere in tutto o in parte destinato ad altre misure. Le risorse ora previste in manovra verrebbero cioè “liberate” col nuovo scostamento di bilancio. La richiesta di nuovo deficit servirebbe infatti proprio a finanziare un nuovo decreto (il quinto) per dare ristoro anche nell’anno nuovo alle attività danneggiate dalla pandemia.

Perciò i 3,8 miliardi che erano stati previsti in manovra a quello scopo, potrebbero essere almeno in parte destinati ad altro. Per esempio ad aumentare la “dote” di 800 milioni ora prevista per le modifiche del Parlamento. L’Agenzia delle Entrate, intanto, ha comunicato che, da ieri e fino al 15 gennaio 2021, è possibile inviare le domande di accesso ai contributi a fondo perduto. Per chi aveva già presentato domanda l’accredito delle somme sul conto corrente avviene in maniera automatica.