Scandalo Banca Popolare di Bari. Prestiti facili e aiutini da Bankitalia. Nei verbali i favori dell’ex presidente Jacobini agli amici. Mentre rassicurava sulla solidità dei conti dell’istituto pugliese

di Nicola Scuderi
Cronaca

Che la crisi della Banca Popolare di Bari fosse cosa nota ai suoi vertici, è ormai certo. Eppure l’allora presidente Marco Jacobini, come emerge dal carteggio dell’inchiesta, sembrava tutt’altro che preoccupato. Anzi proprio l’uomo che aveva il polso della situazione era quello che più di tutti si dava da fare per tranquillizzare il management come rivelato dal verbale d’interrogatorio dell’indagato Giorgio Papa, l’ex ad dell’istituto barese. Tra le quasi 200 pagine di dichiarazioni sorprende non poco quando il manager racconta un dialogo surreale con Jacobini a cui chiedeva nulla più che la formulazione di un piano di rientro per i finanziamenti allegri, da 165 e 125 milioni di euro, concessi al gruppo Fusillo.

SOLITO FILM. “Senti Marco, vedo che hai un bel rapporto, eccetera, ma a questo cliente (Fusillo, ndr) stiamo dando troppo, dobbiamo fare un piano di rientro, perché il rischio di concentrazione su un cliente non possiamo permettercelo. Questo domani va sotto una macchina cioè, piano!” racconta Papa ai pm nel tentativo di ricostruire la conversazione con Marco Jacobini. “Eh, ma Giorgio, lui ha cose belle, fidati, lo conosco da una vita. Tranquillo. Sì, facciamo un piano di rientro” gli avrebbe risposto il presidente tagliando corto e senza minimamente curarsi della delicata situazione dell’istituto bancario. Quali fossero “le cose belle” è presto detto. A raccontarlo è sempre Papa: “Ricordo anche quando ero consigliere una litigata, perché il Presidente voleva comprare gli immobili di via Cairoli, quello dove c’era la Banca d’Italia a fare l’ispezione ed io dissi: Ragazzi, ma siamo qui che facciamo fatica a fare 2 milioni, 3 milioni di utile ed andiamo a prenderci altri immobili? Stringiamoci. Cerchiamo di fare un po’ di razionalizzazione di costi, di spazi, eccetera. Ovviamente andò che l’unico consigliere che obiettò fui io”.

Anzi secondo lui: “Tutti gli altri dicevano: ‘No, è un bell’immobile”, lui la mise anche su parte emozionale, era un immobile che conosceva fin da piccolo, era bellissimo”. Ma la sorpresa per lui non fu quel mancato supporto da parte dei colleghi, bensì lo scoprire che l’immobile era proprio di proprietà dell’imprenditore Fusillo. Eppure la cosa che più di tutte ha lasciato di stucco l’ex ad, sono gli incontri tra Jacobini e alcuni uomini della Banca d’Italia. L’ex presidente che assieme al figlio Gianluca e all’ex co-direttore Elia Circelli, indagato per falso in bilancio, falso in prospetto e ostacolo alla vigilanza, in più occasioni ha avuto dei faccia a faccia con i controllori. Ma, precisa ancora Papa, durante le riunioni con “tutto il Board della Banca d’Italia” succedeva qualcosa di strano perché Jacobini “alzava la mano, usciva di volta in volta con un esponente importante della Banca d’Italia, andava in altro ufficio” e al ritorno, come per magia, diceva: “Giorgio, tutto a posto.

La banca va bene”. Poi, per essere più convincente possibile, il presidente aggiungeva: “Abbiamo spazio, abbiamo la fiducia della Banca d’Italia”.  È bene precisare che questo racconto è attualmente al vaglio dei magistrati pugliesi che dovranno valutarne l’attendibilità e cercare i necessari riscontri. Ma quel che è certo è che questo racconto sembra confermare i sospetti dei pubblici ministeri sul fatto che i conti disastrati della Popolare di Bari fossero noti a tutti e che, forse, chi doveva controllarli aveva preferito chiudere un occhio.