Allarme brogli per il referendum coi voti all’estero. Ecco le prime 31mila schede, ma la procedura non è blindata

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La possibilità è bassa, perché tutto dipende dal divario tra Sì e No al referendum del 4 dicembre. Ma fatto sta che il voto degli italiani temporaneamente all’estero potrebbe rivelarsi decisivo. La Notizia ha infatti potuto visionare i documenti ufficiali del Viminale, apprendendo che in totale sono stati 31.462 i voti arrivati in Italia. Certo, appare solo un’inezia rispetto al tesoro elettorale di 4 milioni e 23mila di italiani residenti all’estero e iscritti all’Anagrafe elettorale. Un’ampia parte di elettorato a cui il presidente del Consiglio, Matteo Renzi, si sta rivolgendo in maniera costante. Tanto da aver spedito la ministra delle Riforme, Maria Elena Boschi, in missione in Sud America. Ma cosa potrebbe accadere se la notte dello spoglio lo scarto fosse inferiore a questa soglia? Facile immaginare altri mesi di ricorsi, di veleni e accuse reciproche. Su queste schede grava il peso del prolungamento – attraverso una circolare emanata dal ministro Angelino Alfano – dei termini dall’8 ottobre al 2 novembre. Un’ampia finestra di periodo aggiuntivo.

CIRCOLARE – “Il voto degli italiani temporaneamente all’estero assume aspetti inquietanti”, accusa il deputato di Alternativa Libera, Massimo Artini. Il motivo? I parlamentari della componente presente alla Camera avevano in realtà posto un’altra questione: quante persone hanno votato nei giorni di proroga? “Abbiamo fatto un’interrogazione al ministro dell’Interno – spiega nel dettaglio Artini – per conoscere il numero di persone che hanno chiesto di votare dall’estero in quei 22 giorni. E Alfano cosa fa? Ci fornisce dati che si riferiscono a tutto il periodo. Quindi ha unito le richieste arrivate nei termini di legge a quelle arrivate oltre i termini di legge”.  Si è rivelata inutile, del resto, anche la lettera inviata al Presidente della Repubblica, in cui veniva contestato il prolungamento del tempo di voto garantito dalla circolare del Viminale. “Tutto ciò rischia di minare alla radice qualsiasi esito del referendum”, chiosa Artini. Anche perché in ballo ci sono perplessità sulla tutela della privacy: la circolare del ministero dell’Interno permetteva, come già raccontato da La Notizia nel numero del 20 ottobre, l’opzione di far pervenire la scheda “al Comune per posta, per telefax, per posta elettronica anche non certificata, oppure potrà essere recapitata a mano anche da persona diversa dall’interessato”.

L’ALLARME – Il dato dei 31.462 i voti di chi è all’estero in via temporanea arriva proprio nei giorni di polemica sui possibili brogli. Secondo quanto rivelato da Il Fatto Quotidiano, l’ambasciatrice Cristina Ravaglia ha messo nero su bianco le preoccupazioni di inquinamento dell’esito elettorale: “Quello per corrispondenza è soggetto, come evidente, a una serie di variabili e incertezze (quali l’affidamento ai sistemi postali locali, il pericolo di furti, pressioni, compravendite, sostituzione del votante, ma non solo”. Un quadro tutt’altro che rassicurante tratteggiato peraltro da un’esperta.

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