Schiaffo alle donne nell’Ungheria di Orbán. Budapest non ratifica la Convenzione contro la violenza di genere. Castaldo (M5S) insorge: “Inaccettabile”

di Laura Tecce
Politica

Non solo pieni poteri per il premier Viktor Orbán, votati dal Parlamento ungherese lo scorso marzo – ufficialmente per combattere meglio l’epidemia -, ma adesso i deputati hanno pensato bene di respingere anche la ratifica della Convenzione di Istanbul contro la violenza sulle donne, conformandosi quindi alla posizione del governo, secondo cui questo trattato promuoverebbe “ideologie di genere distruttive” e la migrazione illegale. “Una decisione scellerata e inaccettabile. Nell’Ue – afferma il vicepresidente del Parlamento Europeo Fabio Massimo Castaldo (nella foto) – una donna su tre, di età pari o superiore a 15 anni, ha subito violenza fisica e/o sessuale, mentre negli ultimi mesi e durante la pandemia da Covid-19 si è registrato un aumento del 20% della violenza domestica in tutti i 193 Stati membri delle Nazioni Unite. Sono numeri allarmanti che devono far riflettere”.

Per Castaldo questa scelta “viola, in primo luogo, la Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea (Carta di Nizza) e, in particolare, gli articoli sulla parità tra uomo e donna e il principio di non discriminazione”. In realtà questa, cioè condizionare totalmente le scelte del Parlamento, è solo una delle ampie prerogative che si è fatto attribuire Orbán: può governare per decreti fino a quando vorrà senza limitazioni di tempo e potrebbe addirittura chiudere il Parlamento, cambiare o sospendere leggi esistenti e bloccare le elezioni. Inoltre, chi diramerà “false notizie” rischia da 1 a 5 anni di carcere: sospesa la democrazia e anche la libertà d’informazione. E il primo ministro è l’unico a poter stabilire fino a quando queste modalità di gestione totalitaria saranno necessarie, giustificando questa azione con il pretesto della lotta contro l’epidemia, come accade in altri stati europei.

Ma i poteri di cui gode sono talmente vasti da non avere paragoni all’interno dell’Ue, tanto che l’opposizione ha più volte gridato al “colpo di stato”, volgendo lo sguardo verso l’Europa. L’Unione ha avviato una procedura contro Budapest sulla base di un rapporto secondo cui “in Ungheria i normali strumenti democratici non funzionano più” e la procedura può provocare la sospensione del versamento di quegli aiuti che l’Ungheria incassa di buon grado pur accusando Bruxelles di essere “la nuova Mosca”. Ma nonostante le ripetute procedure di infrazione aperte negli ultimi anni contro l’Ungheria da parte dell’Ue – l’ultima lo scorso settembre – il Paese continua a ricevere aiuti ingenti ed essenziali per la sua crescita economica.

A tal proposito, Castaldo si chiede “quanto a lungo l’Ue, e specialmente il Consiglio, intendono continuare a tollerare l’esistenza di un regime autoritario all’interno dell’Unione, senza prendere i dovuto provvedimenti, senza sospenderne il diritto di voto”. In ogni caso quella tra Orbán, lo stato di diritto e l’Unione europea è una lunga storia: l’ungherese non è certo nuovo alle distorsioni delle regole del diritto comunitario e al concetto di democrazia stessa. Ma oggi, con una pandemia che mette in ginocchio le economie europee e crea una situazione eccezionale, l’Europa ha ben altre priorità. Vedremo se sarà disposta a tollerare anche questo ulteriore scacco ai suoi valoro fondanti.