Schiaffo polacco a un Paese inaffidabile

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di Gaetano Pedullà

Uno schiaffo dietro l’altro. Non bastassero i marò in ostaggio in India, l’ultimo ceffone all’Italia arriva dalla Polonia. A Varsavia 22 tifosi della Lazio sono in carcere da una settimana. Erano stati fermati insieme ad altri 160 supporter per gli incidenti con la polizia prima della partita del 28 novembre scorso. Prima l’ambasciatore in Polonia, poi il ministro degli Esteri Bonino e ieri lo stesso presidente del Consiglio in persona, nella capitale polacca per un vertice, hanno chiesto di rimandarli a casa. Ottenendo la risposta che ormai è una costante per la diplomazia italiana: No! Se mai servissero altre prove per documentare lo scarso prestigio del nostro Paese nel mondo, eccoci accontentati. E dire che siamo creditori netti in tutto. Siamo tra i primi contributori finanziari in Europa, ma da Bruxelles ci rimproverano sui conti pubblici un giorno sì e l’altro pure. E se va bene a fine anno ci riprendiamo appena le briciole delle somme messe a disposizione dell’Unione. Siamo tra i primi a correre da una parte all’altra del pianeta quando c’è da allestire una missione umanitaria, con operazioni che costano miliardi di euro e soprattutto molte vite umane. Dal Libano all’ex Iugoslavia all’Afghanistan, i nostri soldati si fanno in quattro per difendere la pace e la sicurezza internazionale. E come ci ringraziano? Con titoli al veleno sui giornali dove restiamo sempre “i soliti italiani”. La verità è che il prestigio internazionale si costruisce giorno per giorno dimostrando capacità politica, leadership, affidabilità. Esattamente il contrario dello spettacolo che stanno mostrando i nostri illegittimi deputati e senatori. Eletti con un sistema elettorale incostituzionale e però tanto attaccati alla poltrona da leggere la bocciatura della Consulta come un punto a loro vantaggio: fin quando non si cambia la legge elettorale non si torna alle urne. Così, invece di darsi da fare per cambiare immediatamente la legge si continua a cincischiare. Normale che di noi si rida nel mondo.