Il tentativo di conciliazione al Ministero del Lavoro si è chiuso senza accordo. Fp Cgil, Cisl Fp e Uil Fpl hanno avviato le procedure verso lo sciopero nazionale nella sanità privata Aiop–Aris. Il contratto è fermo da anni. Le associazioni datoriali, nella ricostruzione sindacale, legano gli aumenti alla copertura integrale da parte delle Regioni. La vertenza ruota attorno a una domanda semplice: chi paga il lavoro dentro strutture che operano con fondi pubblici?
La cornice è nota. L’accreditamento istituzionale previsto dal decreto legislativo 502 del 1992 consente ai privati di entrare nella rete del Servizio sanitario regionale. Gli accordi contrattuali con Regioni e Asl definiscono volumi e remunerazioni. Le tariffe fissano il perimetro dei rimborsi. Quando le Regioni riconoscono importi superiori alle tariffe massime, la differenza grava sui bilanci regionali. È il meccanismo degli articoli 8-quater, 8-quinquies e 8-sexies. La domanda di mercato si trasforma in programmazione pubblica.
Dentro questa architettura si muovono gruppi industriali di grandi dimensioni. Il Gruppo San Donato ha presentato per il 2024 ricavi per 2,57 miliardi di euro e un Ebitda di 323 milioni, definendo l’esercizio «anno record». Garofalo Health Care, società quotata, ha comunicato per il 2024 ricavi consolidati per 470,7 milioni, Ebitda rettificato a 78,5 milioni e utile netto a 21,8 milioni. KOS, attiva in riabilitazione e residenze, ha pubblicato ricavi per 798,8 milioni, Ebitda a 164,6 milioni e risultato netto a 20,5 milioni. Sono dati ufficiali, contenuti nei bilanci e nei comunicati societari.
Il nodo del lavoro
La vertenza sindacale fotografa un’altra realtà. Il Ccnl Aiop–Aris attende il rinnovo. L’inflazione ha eroso retribuzioni e indennità. I sindacati contestano la scelta datoriale di subordinare gli aumenti a coperture regionali aggiuntive. È un passaggio che sposta il baricentro: l’impresa chiede che il costo del lavoro venga sostenuto dal finanziamento pubblico che già alimenta le strutture accreditate.
Le organizzazioni chiedono un principio diverso: legare accreditamento e finanziamento all’applicazione del contratto nazionale rinnovato. La proposta è semplice nella formulazione. Se una struttura eroga prestazioni con onere a carico del SSR, il rispetto del Ccnl deve essere requisito per restare nella rete. La contrattazione, finora, si è arenata.
Programmazione e rendita
Il sistema dell’accreditamento ha una ratio dichiarata: integrare pubblico e privato dentro una pianificazione regionale. I contratti fissano tetti, volumi, regressioni tariffarie. Il rischio d’impresa si intreccia con la certezza di flussi programmati. Le tariffe, aggiornate periodicamente, definiscono il valore delle prestazioni. Le Regioni possono riconoscere importi superiori alle soglie nazionali, con costi a carico dei propri bilanci.
In questo quadro, la distanza tra margini industriali e salari bloccati diventa il cuore politico dello sciopero. I bilanci 2024 mostrano gruppi con centinaia di milioni di ricavi e margini operativi consistenti. La trattativa salariale resta sospesa. Le imprese chiedono coperture pubbliche per finanziare gli aumenti. I lavoratori chiedono il rinnovo.
Ora la palla passa alle Regioni. Gli accordi con Asl e SSR fissano volumi e tetti di spesa, quindi possono inserire clausole vincolanti su applicazione del Ccnl e trasparenza dei costi del personale. Se chiedono prestazioni, possono chiedere anche salari. È qui che si misura la responsabilità politica.