Scongiurata la caduta. Ora la maggioranza può solo rafforzarsi. Conte: “Subito al lavoro per superare l’emergenza sanitaria e la crisi”

Giuseppe Conte
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Il governo ha incassato la fiducia anche al Senato. Con 156 voti a favore, 140 contrari, 16 astenuti. Un risultato “parzialmente” positivo se si considera che l’obiettivo dell’Esecutivo era quello di arrivare a un gap tra i sì e i no alla fiducia che superasse quota 18, ovvero i senatori di Iv. E che mancherebbero all’appello solo 5 voti per la maggioranza assoluta. Quattro in realtà. Un senatore dei Cinque Stelle (Castiello) era assente causa Covid. Come Marino di Iv. Una votazione con giallo finale. Sono stati riammessi al voto al fotofinish Ciampolillo (ex M5s) e il socialista Nencini. Due sì che fanno la differenza.

La maggioranza, priva di Iv, partiva da 148 seggi, scesi appunto a 147 per l’assenza del pentastellato. In questo numero venivano compresi una serie di senatori ex M5S o ex FI che già da tempo sostenevano Conte (Buccarella, Cario, De Bonis, Di Marzio, Fantetti, Fattori, Lonardo, Merlo). Ad essi si sono aggiunti tre senatori a vita (Monti, Cattaneo e Segre), Cerno che è tornato nel Pd, e due altri ex M5S (De Falco, Ciampolillo). A sorpresa hanno votato sì alla fiducia gli azzurri Andrea Causin e Maria Rosaria Rossi, che è stata una fedelissima di Silvio Berlusconi. “Sono fuori dal partito”, sentenzia Antonio Tajani.

Un risultato che ridà fiato al premier. Ma non finisce qui. Nei prossimi giorni il premier dovrà continuare a cercare stabilità per allargare la coalizione, attraendo i volenterosi con le promesse chiave fatte in Parlamento: legge elettorale proporzionale, rimpasto, una nuova lista Conte in grado di garantire seggi e un progetto politico. Con una maggioranza risicata si teme l’impasse in aula e soprattutto nelle commissioni. L’Udc si è sfilato ma permane ottimismo sulla possibilità di recuperarli in un secondo momento. La senatrice Paola Binetti lascia aperta la porta: “Oggi voto no ma non si può essere manichei, mai dire mai..”.

Il premier nei prossimi giorni (forse già oggi) si recherà al Quirinale per un colloquio informale sulla situazione politica. Ed è probabile che, al presidente della Repubblica Sergio Mattarella, Conte spieghi di voler rafforzare la maggioranza e di voler prendersi alcuni giorni per farlo. Solo dopo il premier si recherà alle Camere per una nuova fiducia. Appare complicato che non debba passare dalle dimissioni. Nell’aula il premier segue la traccia del discorso del giorno primo alla Camera ma accentua l’appello ai volenterosi e la necessità di un governo solido.

“Certo c’è un problema di numeri: se non ci sono il governo va a casa, non va avanti”, dice il premier nella replica. “Noi abbiamo chiesto contributi a un progetto, con scelte chiare e valoriale, con una chiara vocazione europea e atlantica”. Conte parte dalla difesa dell’azione del suo governo e, indirettamente rivolgendosi a Iv, ricorda che le opere del dl semplificazioni “non si sono mai fermate e i cantieri sono aumentati”. Conferma, ancora una volta, che il rapporto con Renzi è rotto: “Vi assicuro che è complicato governare con chi mina continuamente un equilibrio politico pazientemente raggiunto dalle forze di maggioranza”. Si volta pagina.

Il premier conferma la vocazione europeista e atlantica, “lavoreremo subito con Biden”. E parla di quanto fatto per il Sud. “Scongiurato il salto nel buio per l’Italia. Ora priorità assoluta è stare vicino agli italiani: affrontare le emergenze e fare di tutto per garantire il rilancio dell’azione di governo”, dicono i dem. “E’ un risultato importante. Subito al lavoro con il dl Ristori”, dichiara Alfonso Bonafede. “Ora l’obiettivo è rendere ancora più solida questa maggioranza. L’Italia non ha un minuto da perdere. Subito al lavoro per superare l’emergenza sanitaria e la crisi economica. Priorità a piano vaccini, Recovery Plan e dl ristori”, commenta il risultato Conte.