Scontri al confine tra Afghanistan e Pakistan: per il governo di Islamabad ormai è “guerra aperta” con il regime talebano di Kabul

Nuovi scontri al confine tra Afghanistan e Pakistan. Zardari parla di “guerra aperta”. Operazione militare e accuse incrociate.

Scontri al confine tra Afghanistan e Pakistan: per il governo di Islamabad ormai è “guerra aperta” con il regime talebano di Kabul

Con un ordine internazionale andato in frantumi, quelle che sarebbero semplici tensioni tra Paesi confinanti degenerano quasi sempre in scontri armati. Così dopo l’ennesima notte di scambi di fuoco lungo i 2.500 chilometri di frontiera tra Afghanistan e Pakistan, il presidente pakistano Asif Ali Zardari ha perso la pazienza pronunciando parole che sembrano preludere a una nuova crisi: “Con Kabul ormai è guerra aperta”.

“La risposta delle nostre forze armate è totale e decisiva”, ha scritto su X il leader di Islamabad avvertendo che la pazienza del Pakistan è finita. Un sinistro avvertimento con cui, assicura, “chi scambia la pace per debolezza scoprirà quanto si sbaglia”.

Operazione “Furia Giusta”

A far deragliare la pace sono stati gli attacchi delle forze talebane contro postazioni pakistane dei giorni scorsi. Azioni militari che Kabul ha giustificato come reazione “ai bombardamenti di Islamabad contro presunti campi del Tehrik-i-Taliban Pakistan (Ttp)”, costati almeno 18 morti. Blitz a cui ha risposto il Pakistan con l’operazione ‘Ghazab Lil Haqq’ (tradotto: ‘Furia giusta’), colpendo obiettivi a Kabul, nella provincia di Paktia e a Kandahar. Proprio quest’ultima città è stata attaccata in quanto è un simbolo del regime essendo la roccaforte del leader Hibatullah Akhundzada.

Un attacco, quest’ultimo, che per il Pakistan ha causato l’uccisione di 133 combattenti talebani, mentre per l’Afghanistan i soldati uccisi sarebbero stati 55.

A peggiorare la situazione ci si è messo il ministro della Difesa pachistano, Khawaja Asif, che ha accusato i talebani di aver trasformato l’Afghanistan in una ‘colonia’ dell’India, storico nemico di Islamabad, denunciando un presunto “export di terroristi”.